brasileRoma, 2 dic – In Brasile, l’ong Criola ha lanciato una campagna “antirazzista” che mira a “sputtanare” gli utenti di Facebook e Twitter i quali, a detta dell’organizzazione, postino sui loro profili privati frasi o insulti razzisti.

La campagna, denominata “Razzismo virtuale, conseguenze reali”, mira infatti ad installare grandi cartelloni pubblicitari che ritraggono il tweet o il post di Facebook con la presunta frase incriminata nei pressi dell’abitazione dell’utente. Il tutto viene fatto tramite l’utilizzo della geolocalizzazione online, ovvero il sistema grazie al quale è possibile risalire al luogo da cui viene utilizzata la connessione alla rete.

Gli attivisti membri dell’organizzazione tengono a precisare che il nome ed il volto del “reo” vengono oscurati e quindi non sono visibili sugli spazzi pubblicitari, insomma si tratta di una sorta di minaccia velata, della serie “chi ha orecchie per intendere, intenda”.

Premesso che l’idea è nata dopo che la presentatrice delle previsioni meteo Maria Julia Coutinho è stata fatta oggetto di insulti sul suo colore della pelle su Facebook, sarebbe lecito chiedersi se è necessaria una vera e propria cyber-polizia privata in un paese dove alcune esternazioni possono configurare un reato penale; se è necessaria una caccia al “razzista” da sbattere in faccia a tutti e sotto casa in un paese che ha importanti fette della popolazione al di sotto della soglia di povertà; sarebbe lecito chiedersi se non si tratti invece di un tentativo di denigrazione di avversari culturali e politici diretti ed indiretti e che affossa in maniera brutale il principio della libertà d’espressione il quale, teoricamente, dovrebbe sempre essere tutelato negli ordinamenti degli stati moderni.

Aurelio Pagani

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