crozza presepeRoma, 2 dic – Sentire parlare la sinistra italiana del Natale e del Presepe sembrerebbe una svolta in senso tradizionalista, ma, come sempre accade, quello che hanno da dire è molto lontano dalla verità.

In occasione di quanto successo a Rozzano, comune dell’hinterland milanese, in merito alle celebrazioni natalizie che si dovrebbero tenere (o non tenere) in una scuola locale, esponenti politici della destra sono accorsi per difendere “i valori che hanno fondanto la nostra civiltà” come detto da Giorgia Meloni sui social network. Presenti anche il segretario della Lega Matteo Salvini, Mariastella Gelmini e Ignazio La Russa.

La risposta della sinistra non si è fatta attendere molto: Sel sulla sua pagina Facebook ufficiale riprende un commento di un blogger che, rispondendo alla Meloni, dice che nel Presepe non c’è nulla di tradizionale. Infatti la Sacra Famiglia sarebbe “extracomunitaria, senza fissa dimora e clandestina con un figlio nato fuori dal matrimonio” con altri figuranti (i Magi) “che testimoniano accoglienza e multietnicità”.

Anche il comico Maurizio Crozza durante la trasmissione “Di martedì” ha redarguito Salvini dicendo che gli abitanti della Giudea e Galilea di quel tempo erano “arabi” e i Re Magi “curdi”, aggiungendo inoltre che festeggiamo la ricorrenza religiosa con “un abete che viene dal Trentino Alto-Adige, ci facciamo portare i regali da un vecchio ciccione che vive in Lapponia vestito dalla Coca-cola” aggiungendo alla fine “di che minchia di tradizione stiamo parlando?”.

Ancora una volta la sinistra ci racconta la sua storia che è ben lontana da quella reale, quindi cerchiamo di insegnargliela noi.

Innanzitutto Galilea, Giudea e Samaria, che formano grossomodo l’attuale Palestina, facevano parte dell’Impero Romano, pertanto i loro abitanti erano a tutti gli effetti sudditi di Roma. Infatti Gesù nacque nella famosa stalla di Betlemme perché l’imperatore Augusto aveva indetto un censimento e Giuseppe, che viveva a Nazareth ed era un commerciante (falegname), quindi un lavoratore regolare, dovette recarsi nella sua città natale per essere registrato; roba che si sente al catechismo, senza bisogno di essere laureati in storia.

Gli abitanti della “Palestina”, non erano nemmeno arabi come sostiene Crozza, in quanto arabo, oggi come allora, è solo chi vive nella Penisola Arabica, che è ben distante da quelle terre e non fu mai raggiunta dall’espansione dell’Impero Romano: perché quindi un arabo avrebbe dovuto partecipare al censimento augusteo ci sfugge.

Anche i Re Magi non erano curdi, e non rappresentano la società multietnica e accogliente del tempo, bensì erano principi persiani di fede zoroastriana, che peraltro vennero in visita, senza accampare la pretesa di stabilirsi in una terra non loro, magari insieme a diversi milioni di connazionali. Per capire il loro ruolo nella natività occorre poi fare una precisazione sulla simbologia della Vergine/madre e della grotta con i pastori adoranti: come sempre accade nella storia delle religioni, anche il cristianesimo ha ripreso antiche tradizioni per sostituirsi ad esse nel loro culto.
Infatti tale simbologia è presente nel culto di Mithra che fu fatto proprio appunto dagli zoroastriani, che nasce anch’egli in una grotta da una vergine e viene adorato dai pastori. Nessun curdo immigrato, ci dispiace per Crozza e per Sel.

Paiono parecchio confusi anche sull’origine di Babbo Natale, che deriva in primis dalla figura di San Nicola, il cui nome olandese “Sinterklaas” è all’etimologia dell’anglosassone “Santa Claus”, usato ancora oggi in quei paesi per indicare la figura del vecchio barbuto vestito di rosso. Rosso che non è il colore della Coca-cola, bensì il colore della veste purpurea di San Nicola, che era vescovo di Myra, città della Lycia, una regione dell’Impero Bizantino. Colore che, unito al bianco ed al nero, è anche il colore dei re, ornati di manti rossi bordati di bianco ermellino. Il disegno moderno di Babbo Natale lo si deve ad un disegnatore del XIX secolo di Harper’s Weekly, un periodico newyorkese, poi ripreso e rielaborato dalla nota industria americana di bevande gassate.

La stessa tradizione della slitta trainata da renne che solca il cielo nella notte di Natale, così come l‘immagine della Stella Cometa che indica la via agli adoranti della natività,  arriva direttamente dalla Caccia Selvaggia, il mito delle popolazioni nordiche in cui Odino solcava il cielo e solo chi lo seguiva poteva raggiungere la Luce Cosmica. Del resto è risaputo che Gesù non nacque veramente il 25 dicembre: quella data fu scelta per sostituire le feste pagane del solstizio d’inverno (Yule) divenuto il Dies Natalis Solis Invicti dell’imperatore Aureliano, tradizione questa ancora una volta legata al culto di Mithra.

Infine l’albero non può che essere del “Trentino Alto-Adige” come sostiene polemicamente Crozza, dato che anche questa tradizione discende direttamente dai Germani ed ancora una volta vi si ritrova la simbologia dell’ascesa verso il divino, verso la luce, propria delle festività pagane legate al solstizio d’inverno. L’albero rappresenta la battaglia della luce contro l’oscurità invernale, e per il fatto di essere un sempreverde si credeva fosse dotato di poteri magici in tal senso.

La sinistra nostrana pare alquanto confusa in merito alle tradizioni religiose, del resto suona alquanto paradossale che a voler dare lezioni in tal senso sia una parte politica che ha passato decenni ad impegnarsi nel tentativo di sradicarle dal sentire comune.

Paolo Mauri

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18 Commenti

  1. Giusto per precisare, pur ribadendo una distanza siderale dalle posizioni di Sel e professando antipatia personale per Crozza, i “Magi”, come indicato espressamente da Erodoto nella sua opera “Storie”, non erano Persiani, bensì Medi (non si capisce se si tratti di un popolo o di una “casta”), abitanti, effettivamente, un territorio attualmente ascrivibile al, mai nato, Stato Curdo.

    Ancora si ricorda che la cittadinanza romana venne estesa a tutti gli abitanti solo nel 212 d.c. (DOPO CRISTO), dall’Imperatore Caracalla (quindi lo status della “sacra famiglia” era comunque al di fuori della condizione dei “cives”).

    Infine si rileva come lo “spirito” di dominazione vigente ai tempi dell’Impero Romano (come nella Repubblica) fosse fortemente incentrato sul “multiculturalismo”, sul “relativismo religioso” (dai tempi delle leggi agrarie a Roma si professavano le più diverse religioni, vedasi Plutarco come fonte) e sulla tolleranza (in fin dei conti, bastava si riconoscesse il “dominium” politico). I Romani insomma, non soffrivano di pregiudizi razziali né avevano paura di “meticciarsi” (Roma fu la più cosmopolita delle città e numerosi imperatori non furono né Romani, né Italiani) e per questo edificarono una delle forme statuali a maggiore continuità temporale nella Storia.

    L’assolutismo, la propensione al pensiero unico, e di conseguenza, la xenofobia sono semmai qualificabili quali prodotti del Giudaesimo/Cristianesimo.

    • Infatti nell’articolo non viene citata in nessuna parte la cittadinanza romana per gli abitanti della regione, né tantomeno lo status di “cives”, bensì lo stato di sudditanza dato dalla presenza di un governatore. Altrimenti non si spiegherebbe la necessità di Augusto di indire un censimento. Per quanto riguarda la nazionalità dei Magi dalle nostre fonti risulta altro.
      Nessuno vuole interpretare la visione storica in chiave xenofoba, considerando che comunque si tratta di popoli assoggettati al volere di Roma tramite conquiste o sudditanze di vario tipo, e non di popoli allogeni che migrando ne hanno invaso i confini. Del resto una delle concause della fine dell’Impero Romano d’Occidente è stata l’apertura dei confini alle popolazioni “barbare” sotto Valente che accettò i Visigoti spinti dagli Unni.

      • Ho esaminato la sua risposta, ma non la ritengo, personalmente, esaustiva ai fini da lei (presumo) professati. Anzi, ritengo abbia corroborato la tesi opposta.

        Volendo restare sull’argomento infatti, ne converrà che, comunque la si veda, la “sacra famiglia” (coppia di fatto con figlio naturale), giuridicamente, non risultava possedere la cittadinanza romana ed apparteneva soprattutto, in modo eclatante, a ben altra cultura; la “ratio” dell’intervento di Crozza (che mi trovo purtroppo a dover difendere) è relativa al concetto presuntivo dell’identità di tale “tradizione”, che, a questo punto, provenendo da una soggettività sottoposta, priva di ogni prerogativa o diritto politico al tempo, oggettivamente estranea alla visione deistica “olimpica”, risulta davvero come difficilmente configurabile proprio come direttamente “nostra”.

        Ma che ben venga! Non è nient’altro che la controprova di una capacità dell’Impero Romano di, ribadisco il termine, “meticciarsi” con elementi “allogeni” (che siano endogeni o esogeni).

        Che poi il cristianesimo sia stato adottato ufficialmente come religione di stato nel tardo impero, per motivi politici, non restituisce alcun risultato diverso dal dato secondo cui si è registrato il progressivo declino dell’occidente euro-mediterraneo ed il suo arretramento, economico, militare ed infine culturale, nei confronti dell’oriente.

        Detto in soldoni, che piaccia o non piaccia il presepe, è chiaro che esso non raffigura di certo la teogonia di Giove Vindice o Marte Vittorioso, ma la storia (controversa) avvenuta in un villaggio palestinese, in una “provincia” (tra le più remote), sotto giurisdizione di un proconsolato romano, in cui i residenti risultavano, come lei dice, “sudditi”, e nella quale usi e costumi non erano certamente ascrivibili ai “mores” tradizionali dell’Urbe o, più latamente, occidentali.

        Per quanto riguarda i Magi, la invito, vivamente a leggere con attenzione il resoconto, dettagliatissimo, reso da Erodoto, “Pater Historiae”, nei primi tre capitoli delle “Storie”, (senza considerare il dato che esiste addirittura una denominazione, ancestrale, in lingua curda per tale etnia/casta!), ove oltretutto, i Magi vengono considerati come “Medi” e non quali “Persiani”.

        Per ultima, e mi scuso per l’esser stato prolisso (le lettere classiche, del resto, sono il mio “mestiere”), mi permetta di aggiungere che l’apertura delle frontiere da parte di Valente ai Goti, fu semmai un mero “effetto”, e non certo una “causa” (etiologicamente parlando); le vere motivazioni relative alla caduta dell’impero romano, secondo il parere del sottoscritto, sarebbero da ricercare nell’implosione demografica dell’occidente romano, nonché nella sistemica crisi economico-produttiva (cause di stampo “materialista” dunque) della macro-nazione in argomento, a causa del declino della manifattura e dell’agricoltura proprietaria.

        • Mi scusi ma mi sembra che le stia sfuggendo il nocciolo fondamentale. Al di là dei dettagli (non è stato Crozza a parlare di famiglia tradizionale ma il blogger ripreso da Sel) quello che conta è che un abitante della Palestina dell’anno zero, non era né immigrato né clandestino rispetto all’Impero Romano, la questiona giuridica se fosse o meno cives, e quindi dotato di vari diritti tra cui quello di voto, non ci interessa perché storicamente non è fondamentale stante il fatto che Giudea, Galilea e Samaria erano, de facto, sotto amministrazione romana sebbene mantenessero una propria parziale autonomia (terre difficili già da allora). Per fare un parallelismo è come se fosse un protettorato: nessuno si sarebbe sognato di considerare, in Italia, clandestino un Somalo nel 1890 in quanto territorio soggetto a questa particolare forma giuridica.
          Inoltre mi sembra un po’ fuorviante citare tra le cause della caduta dell’Impero Romano d’Occidente la crisi manufatturiera/agricola e dimenticare che l’accoglienza di popolazioni allogene non può che esacerbare una tale crisi, soprattutto in campo agricolo. Del resto storicamente parlando la decadenza strutturale ebbe il colpo di grazia proprio a partire da Valente. Lungi da me citare il fenomeno solo come causa principale, infatti ho altresì detto che è stata solo una concausa.
          Per quanto riguarda i Magi grazie per il suggerimento, approfondirò ulteriormente, ma etnograficamente sono portato a pensare che sostanzialmente non vi sia differenza, dato che è appurato che tali popolazioni erano dedite allo zoroastrismo, punto principale della mia disamina.

          • Gentile Paolo Mauri

            A me sembra invece che, nell’articolo, si parlasse non del problema migratorio (sul quale mi astengo dall’esporre il mio punto di vista per non incorrere nel rischio della logorrea), bensì del carattere “identitario” o meno della tradizione “vangelica”; se quell’evento e la sua rappresentazione sia, insomma, da considerarsi ascrivibile o meno alla cultura occidentale o meno; se sia “nostro” o meno.

            E su questo ho esposto il mio parere negativo, tenendo a mente (con un po’ di senso di istintiva nostalgia storica) quel politeismo antico che regolava in maniera di certo più elastica e, me lo lasci dire, “democratica”, l’eterna questione della fede religiosa. Per carità, sia chiaro: si parla pur sempre di un mondo che non esiste più, del quale però leggo assiduamente ed appassionatamente anche per professione.

            Io credo che l’avvento del Cristianesimo abbia sradicato le nostre reali radici del senso del “divino” (per chi lo possiede), e per questa ragione sostengo che una vicenda vissuta da residenti, neanche cittadini romani, in una provincia, come detto, remota, con usi e costumi diversi, non possa essere considerata, “tout court” come “nostra”.

            E guardi che non è una mera questione di principio; io vi scorgo, sul lunghissimo termine, effetti profondamente deleteri per la libertà dei popoli.

            L’affermarsi, politico, del Cristianesimo ha sostanziato la sostituzione culturale dell’occidente con l’oriente, ribaltando il responso di quasi mille anni in cui la Storia aveva determinato, attraverso asprissimi conflitti, il prevalere del razionalismo sulla tirannia che ogni antico narratore amava definire “costume asiatico” (la mia non è una considerazione di natura razziale, naturalmente, attenendomi semplicemente all’usanza ricorrente presso ogni fonte greco-romana di additare qualsiasi personaggio con propensione all’assunzione del potere “totale”, di comportarsi alla maniera “degli orientali”; fu detto di Pausania, di Temistocle, di Alcibiade, di Scipione, di Marco Antonio etc. etc.).

            Di certo il medioevo europeo ha mutuato tali concetti, radicalizzandoli a sua volta in chiave oppositiva, ma resta il fatto che il monoteismo totalitario, cancellando il politeismo tollerante, è stato il cardine su cui sono state edificate tutte le istituzioni assolutiste e totalitarie della Storia. Il Sultano di Istanbul, non diversamente dal Re di Francia, hanno per secoli governato in nome dell’unico dio…

            Da fervente e radicale propugnatore della democrazia sostanziale quale sono, al di là del fatto se sia ateo o meno, avrei preferito un “mondo politeista” alla legge divina del pensiero unico.

            Ma tant’è. E’ giusto la mia opinione, e spero stavolta di essere riuscito ad essere chiaro.

            Sull’ultima parte del commento, avrei giusto da ridire che seppur la scelta di far entrare i Goti si sia rivelata assolutamente erronea, fu pur sempre una scelta politica quasi obbligata. Una scelta dettata da cogenti esigenze di difesa, essendo stati infatti i Goti arruolati contestualmente nelle legioni dei Limitanei altrimenti povere di uomini.

            Mancavano infatti strutture adatte al mantenimento degli stessi eserciti, con gli stessi numeri e con la stessa qualità d’addestramento, i quali, in ogni epoca dell’esistenza dell’antica Roma, erano stati in grado di ricacciare i popoli nomadi barbarici (si ricordi che le migrazioni verso l’ovest del Reno o il sud del Danubio, hanno avuto inizio praticamente dall’inizio dei tempi, e non furono una “novità” caratterizzante il tardo Impero… si pensi ai Marcomanni, ai Quadi, agli Elvezi, ai Suebi etc. etc. ricacciati sistematicamente dai Romani quando l’assetto economico-produttivo dello Stato era in grado di sorreggerne l’urto).

            In tutto ciò, ancora chiedo venia per la mia propensione all’esser prolisso.

          • Leggendo l’articolo non mi sembra si parli della sacra famiglia e del cristianesimo come “tradizione da difendere”. Anzi tanto l’articolo quanto la linea generale del sito mi sembrano piuttosto critici a riguardo. L’articolo piuttosto palesa le idiozie dette da un giullare che in un’epoca di mentecatti pretende di ergersi a intellettuale dicendo inesattezze su inesattezze cercando di dare una base alle sue deboli idee. In questo momento sembra che l’articolo sia precisissimo. La questione “Medi” o “Persiani” con un tentativo di precisazione basato su una divisione redatta 500 anni prima del fatto storico a cui ci si riferisce è pretestuosa e cavillosa. I Magi erano iranici e zoroastriani. Medi o Persiani o Parti non lo sapremo mai. Di certo nel dubbio il termine “Persiano” è più corretto, dato che i Medi furono assoggettati dai Persiani e visto che i Parti ne erano i diretti eredi. La questione che poni sul Cristianesimo sono molto interessanti e in parte condivisibili, ciò non toglie tutto il discorso sull’identità del tutto europea del Natale con tutti i suoi simboli a cui il Cristianesimo si è solamente appoggiato successivamente. Quanto alla maggiore tolleranza del mondo politeista in generale e romano in particolare sfonda una porta aperta, ma attenzione a non far passare l’Imperium romano per una boldrinata buonista e cosmopolita in senso internazionalista perché fu l’esatto contrario.

    • Medi e Persiani erano più che parenti. Condividevano etnia e religione, tra l’altro i Medi furono assoggettati dai Persiani (dopo che Erodoto scrisse Le Storie) e il loro territorio, come la gran parte di quello persiano, in epoca augustea faceva parte del regno dei Parti. Quindi scinderli in quel periodo è complesso. Di certo erano ironici e di tradizione zoroastriana.

      • i Medi vennero assoggettati dai Persiani prima che Erodoto componesse le “Storie”. Si ricordi che alla morte di Cambise II, salì al potere, tramite un’operazione “sotterranea”, Smerdi-Gaumata (Mago), che assomigliava per fattezze al vero Smerdi (fratello di Cambise II e legittimo successore, seppur ucciso segretamente per ordine dello stesso Cambise), ma che in realtà venne denunciato come “Medo”, nella “Congiura dei Sette”, la quale infine vide Dario imporsi al trono di Persia. Tutto ciò lo narra Erodoto.

  2. Nel mito dello zoroastrismo Mitra non nasce in una grotta, non nasce da una vergine, nessun pastore va a visitarlo, non nasce nemmeno sotto forma di bambino.
    Per quanto riguarda il 25 dicembre, è una data con forte sostegno di documenti antichi, sia direttamente che indirettamente;
    al contrario non c’è nessun nesso tra il 25 dicembre ed il 21 dicembre.
    Questa robetta lasciamola nei libelli per gonzi di “dan brown”.

    • Per il riferimento al culto di Mithra le nostre fonti dicono altro, in merito invece al solstizio entrato poi nelle celebrazioni romane tramite i Saturnalia rimando al link che cito in occasione del Dies Natalis Solis Invicti.

  3. Petra Genetrix e grotta coincidono come simbolismo, tant’è che i Misteri di Mithra venivano officiati in antri simili a grotte e lo stesso Merkelbach si riferisce a Mithra come “dio delle grotte”.
    La nascita da una Vergine, tra l’altro “immacolata” deriva dalla tradizione iranica che precedette il culto misterico. Il simbolismo risulta comunque evidente. Quanto ai pastori, decisamente presenti nel mito mitraico, e al loro significato cfr. “La via di Realizzazione di Sè secondo i Misteri di Mithra”, Julius Evola; “I Misteri di Mithra”, F. Cumont; “I Misteri del Sole”, Stefano Arcella.
    Quanto alle date del 21 e 25 dicembre… non c’è bisogno di documentarsi neanche tanto approfonitamente, può bastare anche wikipedia. La notte tra il 21 e 22 (o tra il 20 e il 21, a seconda degli anni) la Terra si trova nel perielio e “ricomincia” la sua rivoluzione. “Solstitium” vuol dire “sole fermo”, perché per i tre giorni successivi a quel momento il sole sembra “fermarsi” prima di invertire il proprio moto (in realtà un moto apparente, come si sa). La “rinascita” con l’allungarsi delle ore diurne avviene proprio 3 giorni dopo, tra il 24 e il 25. Dan Brown c’entra proprio poco, è pura astronomia. Non a caso è il 25 dicembre che si festeggia il Dies Natalis, mentre il 21 si festeggiano le Angeronalia.

  4. Prima 56 milioni di allenatori, poi 56 milioni di esperti di politica, di attentati, di molti argomenti quotidiani. Da oggi scopro che siamo 56 milioni di esperti di presepi e che pretendono di sapere chi faceva cosa, solo perché hanno letto e studiato, ma non ne hanno la certezza totale. Il risultato? Ho tentato di leggere i commenti ma ho abbandonato l’idea perché non c’é nulla che mi abbia aiutato a capirne qualcosa. Quindi? Mi tengo la mia idea da cristiano, continuo a fare il mio albero e presepio in famiglia come ho sempre fatto. Così come continuo a fare regali a Santa Lucia ai miei cari anche se ho 40 anni. La cosa che piu mi infastidisce è “perché solo da quando sono arrivati i musulmani abbiamo cominciato a preoccuparci di questo e non prima? Perché vent’anni fa nessuno di questi super esperti di religione non diceva queste cose? Oggi va di moda essere intenditori di presepi e religione?” Mi dispiace per voi constatare che se a Natale vado da loro e decido, perché mi infastidisce, di non fargli fare qualcosa di religioso, quelli mi sgozzano, mentre qui, poverini, in segno di rispetto, é concesso tutto. Domanda: Se vado da loro e chiedo (anzi, come dicono loro, pretendo) un mio luogo di culto cristiano me lo concedono? A voi, super intenditori di presepi e religioni, l’ardua sentenza.

    • Se vai in Libano o nella Siria sotto il controllo del governo sì. Nell’Iraq di Saddam anche avresti potuto farlo, considera che durante i bombardamenti americani ci fu una strage di civili ebrei che andavano tranquillamente in sinagoga al centro di Baghdad. Ovvio che se vuoi andare in Arabia Saudita o in Qatar se provi a esprimere la tua fede cristiana vieni decapitato o tutt’al più sgozzato. Ma loro sono i nostri alleati, mentre i siriani e i libanesi di Hezbollah sono nostri nemici…

  5. per rispondere a chi parla della Sacra Famiglia, come un ‘coppia di fatto’ cito Matteo 1.20:
    ‘…ecco che gli apparve un angelo del Signore e gli disse:
    ‘Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, TUA SPOSA, perchè quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo…’
    poi Luca 2.4
    ‘anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazareth e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme. Per farsi registrare insieme con Maria SUA SPOSA, che era incinta’

  6. Il primo presepio l’ ha fatto S. Francesco per cui siamo nella più bella tradizione italiana. Perciò tanti discotrsi bizantini sono tempo che sarebbe meglio usato più sensatamente. Con Dante si può dire …<>. Che miserie ……..

  7. Mi fà sorridere vedere quante persone prendono sul serio un racconto artefatto da Crozza,che non è teologo ma soltanto comico,anche se di valore.

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