Ryad, 23 apr – Il ministero degli interni dell’Arabia Saudita afferma di aver giustiziato 37 persone in un solo giorno “per connessioni a crimini di terrorismo”: tale “giro di vite” sarebbe stato gestito dal principe ereditario Mohammed bin Salman contro degli “attivisti democratici”.

“Formazione di cellule terroristiche”

Il quotidiano arabo saudita Okaz, citando una dichiarazione rilasciata dal ministero, annuncia che la pena di morte è stata applicata martedì “su una serie di colpevoli per l’adozione di ideologie terroristiche estremiste e la formazione di cellule terroristiche per corrompere e perturbare la sicurezza e diffondere il caos e provocare un conflitto settario “.


La dichiarazione aggiunge, altresì, che le esecuzioni sono avvenute nella capitale Riyadh, nelle città sante musulmane della Mecca e Medina, nella provincia centrale di Qassim, nella provincia orientale ricca di petrolio e sciita e nella provincia meridionale del sud dell’Asir. I condannati erano tutti cittadini sauditi. Nel frattempo, la rete televisiva Ahrar in lingua araba, in un post pubblicato sulla sua pagina Twitter ufficiale, riportava che attivisti sciiti detenuti sono tra quelli giustiziati dalle autorità saudite.

Nel 2016 giustiziate 47 persone

Negli ultimi anni, Riyadh ha ridefinito le sue leggi anti-terrorismo per colpire l’attivismo. L’esecuzione di massa di martedì è stata la più grande dell’Arabia Saudita negli ultimi tre anni. Nel gennaio 2016, le autorità saudite hanno giustiziato il religioso sciita Sheikh Nimr Baqir al-Nimr, che era un critico esplicito del regime di Riyadh, insieme ad altri 46 uomini accusati di terrorismo. Nimr era stato arrestato a Qatif, nella provincia orientale, nel 2012. L’Arabia Saudita ha intensificato arresti, procedimenti giudiziari e condanne di scrittori  dissidenti e attivisti per i diritti umani.

Ilaria Paoletti

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