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Erevan, 28 lug – La tensione tra Armenia e Azerbaigian non si placa, anzi. Mentre i media internazionali sono concentrati sul ritiro delle truppe americane dagli scenari afgani e iracheni, con migliaia di morti per mano talebana nella terra degli aquiloni, negli ultimi giorni, in Armenia, il conflitto è tornato a intensificarsi lungo tutto il confine con l’Azerbaigian. Confine ogni giorno più vacillante, come abbiamo riportato nel nostro recente reportage dall’Armenia. Confine sul quale, quotidianamente, l’esercito azero avanza conquistando chilometri di territorio armeno.



Armenia-Azerbaigian, nuovi scontri a fuoco

Dopo che l’Azerbaigian ha violato il cessate il fuoco internazionale, proprio in queste ore lungo il confine nord-orientale dell’Armenia continuano gli scontri a fuoco tra gli schieramenti in campo. Tre soldati armeni sarebbero stati vittime di una massiccia offensiva azera. Il difensore dei diritti umani di Armenia, nel corso di una conferenza stampa, ha spiegato che dalle ore 3.30 di questa notte, l’esercito azero ha sparato intensamente in direzione dei villaggi di Verin Shorzha e Kut del Gegharkunik dove, da maggio, le due fazioni continuano a scontrarsi. Tre soldati armeni erano rimasti feriti in uno scontro a fuoco nella medesima regione il 24 luglio scorso. Il Gegharkunik è la zona nella quale ci trovavamo noi inviati del Primato Nazionale e nella quale operano le associazioni umanitarie internazionali, l’italiana Sol.Id Onlus e la francese Solidaritè Armenie.

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Secondo il difensore dei diritti umani è evidente come gli azeri operino per intralciare gli aiuti e sradicare il normale svolgimento della vita lavorativa nella zona, indebolendo le difese armene e spingendo i civili ad abbandonare le proprie terre. Il ministero della Difesa armeno ha spiegato che la situazione al confine tra Armenia e Nakhichevan è rimasta tesa per tutta la settimana. Si sono susseguiti scontri per lo più limitati alle armi di piccolo calibro. Ma il 24 luglio scorso l’unità di difesa aerea armena avrebbe abbattuto un drone azero UAV, nelle vicinanze di Yeraskh. Come già riportato sul Primato Nazionale senza smentite azere pervenute, i droni in dotazione all’Azerbaigian sarebbero di fabbricazione israeliana. Cosa quest’ultima che accende diverse possibilità sullo scenario geopolitico in atto nella zona.

Gli abitanti della zona hanno confermato che si sentivano spari per tutta la settimana, fortunatamente senza colpire i villaggi. Un piccolo produttore di vino della Yeraskh Wine Factory, le cui strutture si appoggiano letteralmente su una delle barriere di terra battuta del perimetro di difesa armeno, ha insistito sul fatto che l’azienda ha continuato indisturbata il suo lavoro durante tutta la sparatoria.

La visita dell’ambasciatore americano

In questi ultimi giorni, sempre nel Gegharkunik ha fatto visita l’ambasciatore straordinario degli Stati Uniti presso la Repubblica di Armenia, Lynne Tracy, accompagnata da rappresentanti del Ministero della Difesa. Il comandante dell’unità militare, il maggiore generale Arayik Harutyunyan, ha informato l’ambasciatore sulla situazione al confine armeno-azerbaigiano, dopo di che ha visitato la parte superiore del confine di Shorzha. Gli Usa si sono detti preoccupati per gli incidenti lungo il confine armeno-azero, sottolineando che Washington rifiuta l’uso della forza in caso di demarcazione. L’Ambasciatore ha inoltre sottolineato che l’America, in qualità di copresidente del Gruppo Osce di Minsk, rimane profondamente impegnata a collaborare con tutte le parti per raggiungere una soluzione politica duratura al conflitto del Nagorno-Karabakh.

Il ruolo della Russia

Dal canto suo, la Russia intanto sembra voler allargare fisicamente la propria zona di competenza dai territori contesi dell’Artsakh a parte del confine armeno-azero, per scongiurare l’ennesima crisi bellica. I nostri collaboratori in loco ci annunciano dunque quello che potrebbe divenire un crescendo di tensione anche tra le grandi potenze che si muovono su questa calda scacchiera geopolitica in cui gli azeri non demordono e gli armeni non intendono rinunciare al diritto di vivere nella propria patria.

Andrea Bonazza

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