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dieudonneParigi, 14 gen – È stato prelevato questa mattina dalla sua casa l’umorista francese Dieudonné M’bala M’bala. La notizia è stata divulgata dalla rete all news iTelé ed ha subito fatto il giro del web.
Sembra che a far scattare il blitz della gendarmeria sia stata la frase polemica e satirica del comico che, l’indomani dell’attentato alla rivista satirica Charlie Hebdo avrebbe scritto sul suo Facebook : “Je suis Charlie Coulibaly». Un po’ comico, un po’ terrorista.
La frase era stata in seguito rimossa ed era scaturita dalla volontà del comico di sottolineare il differente trattamento, spesso repressivo, che lo vede oggetto. Nonostante la sua satira non risulti essere più scandalosa delle vignette dell rivista colpita dai terroristi d’oltralpe.
“Dopo questa marcia storica, ma che dico, leggendaria! Istante magico uguale al Big Bang che creò l’Universo! …o in una misura inferiore (più locale), all’incoronazione di Vercingetorige, io me ne torno a casa. Sappiate che stasera, per quanto mi riguarda, io mi sento Charlie Coulibaly”. Dopo una tale esternazione la procura di Parigi, che gia in passato aveva vietato gli spettacoli del comico arrivando persino a sequestrare i teatri che lo ospitavano, ha aperto un’inchiesta e promesso massima serietà. L’accusa sarebbe niente di meno che apologia di terrorismo.
Il comico infuriato ha scritto una lettera aperta al ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve in cui denuncia un trattamento da “nemico pubblico numero uno” mentre lui cerca solo di fare satira proprio come il povero Charlie. “Quando io mi esprimo, non si cerca di capirmi, non mi si vuole ascoltare. Si cerca un pretesto per vietarmi. Mi si considera come Coulibaly mentre non sono diverso da Charlie”.
Dieudonné, da sempre oggetto di una vera e propria persecuzione mediatica e giudiziaria, è colpevole di denunciare una situazione sociale francese ai limiti del collasso e lo strapotere delle lobby e delle minoranze sui governi francesi. Contro di lui si erge però il premier Manuel Valls affermando che “il razzismo, l’antisemitismo, il negazionismo e l’apologia di terrorismo non sono opinioni, sono reati” e nel discorso d’apertura solenne dei lavori della corte di cassazione francese ribadisce la necessitá di essere “implacabili” nel battersi “contro il terrorismo, certamente, ma anche contro la parola che uccide, la parola di odio”.
Che siano già stati riposti i buoni propositi della fiumana parigina? O piuttosto si vuole designare un giullare di corte, sconcio, dissacrante, odioso ma in ogni caso controllabile e irregimentato? Intanto nelle edicole delle capitali europee Charlie non si trova, è andato letteralmente a ruba, con un picco record di quasi tre milioni di copie stampate, anche grazie al finanziamento solidale di un milione di euro stanziato dal governo francese.
A questo punto la lezione parigina che dobbiamo, purtroppo imparare è questa: la libertá d’espressione ha un prezzo. Per tutto il resto c’è Charlie.
Alberto Palladino

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