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Roma, 9 giu – Ormai i dietrofront e le giravolte dell’Oms, l’autorevolissima Organizzazione mondiale della sanità, sono all’ordine del giorno. Prima l’idrossiclorochina, i cui studi sono stati riabilitati settimana scorsa, poi ieri è arrivato il turno dei guanti che adesso “non vanno più usati, nemmeno al supermercato, perché non solo non sono necessari, ma potenzialmente pericolosi in quanto vettore di contagio“. Altro giro, altra corsa quella di ieri, in cui l’Oms sembrava aver “riabilitato” gli asintomatici dopo averli bollati come una delle principali cause del contagio da coronavirus. Era il 1° aprile scorso, forse si è trattato di un pesce durato un po’ troppo. O forse no? Perché il dietrofront era dietro l’angolo.

La “riabilitazione” era avvenuta attraverso le dichiarazioni della dottoressa Maria Van Kerkhove, capo del team tecnico anti-Covid-19, che spiegava come probabilmente gli asintomatici hanno sviluppato una forma molto leggera della malattia e quindi le particelle, emanate attraverso starnuti, tosse o semplicemente parlando, presentano una carica virale minore. “È comunque una domanda ancora aperta – ha precisato – L’Oms continua a raccogliere dati e ad analizzarli per rispondere davvero a questa domanda”. Dopo aver analizzato i dati raccolti in vari Paesi che stanno seguendo “casi asintomatici” sarebbe risultato che questi non “hanno trasmesso il virus” proprio avendo contratto una forma molto leggera del Covid-19.

Un ritorno all’ipotesi sostenuta dall’Oms il 1° febbraio, quindi, quando i focolai del contagio avevano fatto ufficialmente la loro comparsa in 24 Paesi: “Il mezzo principale di trasmissione sono i casi sintomatici. L’Oms è a conoscenza della possibilità di trasmissione del virus da persone infette prima che sviluppino i sintomi. Pertanto, la trasmissione da casi asintomatici probabilmente non è uno dei mezzi principali di trasmissione”. Fino al 1° aprile, quando il direttore generale, Tedros Adhanom Ghebreyesus, aveva avvertito della necessità di “sorvegliare anche gli asintomatici”.

Ebbene, la tesi sugli asintomatici non è durata nemmeno un giorno. “Ho ricevuto molti messaggi e richieste di chiarimenti dopo quanto affermato ieri in conferenza stampa” sulla trasmissione di Covid-19 da parte di persone asintomatiche, ha spiegato in un live sui social da Ginevra Maria Van Kerkhove “Stavo rispondendo a una domanda e non esprimendo una posizione dell’Oms. Ho usato la parola ‘molto rara’ e c’è stato un fraintendimento perché è sembrato che dicessi che la trasmissione asintomatica è globalmente molto rara. Mentre mi riferivo a un set di dati limitati”, ha precisato.

Molte idee e ben confuse anche per l’Oms, insomma. Prosegue la Van Kerkhove: “C’è una proporzione di persone che non sviluppa sintomi e non sappiamo ancora quante siano, potrebbero essere dal 6% al 41% della popolazione che si infetta, a seconda delle stime. Sappiamo che alcuni asintomatici possono trasmettere il virus e ciò che dobbiamo chiarire è quanti sono gli asintomatici e quanti di questi trasmettono l’infezione. Ciò che ho detto ieri in conferenza stampa si riferiva a piccoli studi pubblicati”.

Cristina Gauri

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