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L’11 settembre di Francia e gli equivoci dietro l’angolo

by Adriano Scianca
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policeRoma, 7 gen – Il terrorismo, in qualunque epoca e a qualunque latitudine, segue sempre un copione standard. Non è mai (o quasi mai) integralmente costruito a tavolino, non si dà mai complotto “puro”. Ma non è mai neanche integralmente spontaneo o ingenuo. L’attacco terroristico che ha colpito la redazione di Charlie Hebdo, a Parigi, non fa eccezione a questo schema.

È presto, ancora, per andare a scandagliare la cronaca di questa giornata di sangue e cercare di capire da chi era composto questo commando assassino che, sembra incredibile, dopo l’agguato si è dileguato apparentemente indisturbato. Per ora sappiamo che la rivista in questione era da tempo nel mirino di vari fondamentalismi, a causa della sua vena irriverente nei confronti di tutte le religioni. E sappiamo che, secondo i testimoni, i due assalitori avrebbero urlato frasi come “Vendicheremo il Profeta” e “Allah u Akbar”, rivendicando addirittura l’appartenenza ad Al Qaeda in un perfetto francese. Il crimine perfetto, insomma, per rilanciare lo schema dello scontro di civiltà.

Tanto più che questo attentato avviene nel pieno di una vasta rivolta culturale ai dogmi del politicamente corretto di cui avevamo parlato già su queste pagine, spiegando anche la contraddittorietà di certe provocazioni, che non a caso andavano a colpire l‘islam tout court più che l’immigrazione come fenomeno etnico e di civiltà. Sul punto, tuttavia, serve una precisazione necessaria: l’eventualità che l’attentato francese possa nascondere meccanismi ulteriori alla semplice follia fondamentalista non deve farci perdere di vista il fatto che un fondamentalismo islamico esiste realmente. Il fatto che l’islam sia una religione ben più complessa del catechismo sanguinario prêt-à-porter da terrorista salafita non può cancellare l’evidenza che anche quello è comunque islam. Il fatto che l’Europa sia un concetto diverso da quello di Occidente a guida americana non può cancellare la convinzione di altri popoli che comunque (e non a torto, viste le scelte dei nostri governanti) con questo Occidente ci identificano. Insomma, tutta la complessità del caso non deve indurci a spaccare il capello in quattro e a discettare sul sesso degli angeli. Un problema islamico esiste, non è un’invenzione della Fallaci.

Il punto, semmai, è che proprio seguendo la Fallaci e i suoi omologhi d’oltreatlantico ci siamo infine imbarcati in crociate insensate (insensate per i nostri interessi, non per quelli altrui) e abbiamo finito per colpire uno a uno tutti i presidi dell’islam laico e nazionalista, da Saddam a Gheddafi passando per Assad che fortunatamente ancora resiste, nonostante l’Isis, nonostante Obama, nonostante Vanessa e Greta, nonostante l’Ue. Alla fine, come si vede, il complotto oggettivo, cioè quello dei fatti che vanno tutti nella stessa direzione, è più forte del complotto soggettivo, ovvero delle volontà coscienti di soggetti che si mettono attorno a un tavolo con un cappuccio nero e spostano pedine su uno scacchiere. Insomma, l’eccidio francese puzza, ma non c’è bisogno di dar sfogo al complottismo, perché la realtà, una volta avviata in una direzione, procede da sé.

E ora? Ora si scatenerà una reazione. Il Front national incasserà cospicui dividendi politici, il che è probabilmente un bene, anche se questo partito non sempre sembra offrire garanzie di lucidità, recentemente meno che mai. Il risveglio identitario della Francia è un’ottima cosa, a patto che, come sfortunatamente sembra probabile, il movimento che da esso si genererà non sia solo quello di una corsa accelerata verso il baratro.

Adriano Scianca

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