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Roma, 18 sett – La scorsa settimana due importanti siti legati alla produzione di petrolio dell’Arabia Saudita sono stati attaccati. L’attacco alle strutture, effettuato a mezzo di droni, è stato rivendicato dalle forze militari yemenite, guidate da Ansarallah. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo, tuttavia, ha immediatamente accusato l’Iran. Nonostante la ferma smentita di Teheran, anche Donald Trump con un tweet si è chiesto: “Ricordate quando l’Iran abbatté un drone dicendo che fosse nel loro spazio aereo, insistendo su quella storia nonostante fosse una bugia? Ora dicono di non averci nulla a che fare, vedremo“.



Sari’, portavoce forze militari yemenite

Abdel Bari Atwan, direttore del giornale arabo indipendente Rai al-Youm, nel suo ultimo editoriale riporta alcuni dettagli della sua intervista telefonica con Yahya Sari’, portavoce delle forze militari yemenite, la cui attendibilità è stata verificata da Il Primato Nazionale.

Pompeo: “Droni di fabbricazione iraniana”

In seguito al più grande attacco a una raffineria saudita nella storia recente, il segretario di Stato statunitense Mike Pompeo ha puntato il dito verso le autorità iraniane, senza tuttavia fornire alcuna prova. Atwan spiega che il colonnello Turki al-Maliki, portavoce della coalizione a guida saudita nella guerra contro lo Yemen, ha dichiarato ieri che le indagini preliminari avevano mostrato “che le armi e gli esplosivi utilizzati nell’attacco – da lui definito terroristico – a Khurais e Abqaiq sono di fabbricazione iraniana“, Atwan aggiunge tuttavia che le sofisticate e costose armi utilizzate dalle forze saudite nei loro attacchi allo Yemen sono di fabbricazione americana, quindi anche se la loro teoria trovasse conferma, dove sarebbe il problema? Come per dire che allora anche gli yemeniti sarebbero giustificati a colpire gli Stati Uniti.

Sari’: “Droni prodotti in Yemen”

Atwan afferma quindi di aver contattato telefonicamente Yahya Sari’, portavoce delle forze militari yemenite, e che egli ha confermato: “I dieci droni, che hanno attaccato Abqaiq e Khurais, sono stati prodotti nello Yemen, equipaggiati con motori a reazione e fabbricati con materiali che i radar sauditi non possono intercettare”, e ha aggiunto che venivano controllati e guidati dallo Yemen, negando pertanto qualsiasi coinvolgimento dell’Iran nell’attacco alla raffineria saudita.

“In arrivo grande operazione militare”

Yahya Sari’ ci tiene inoltre a precisare che “non stiamo mentendo, abbiamo il coraggio di dire tutta la verità senza problemi. Stiamo per preparare una grande operazione militare per mezzo della quale riusciremo a prendere il controllo di 500 chilometri quadrati di territorio saudita e le nostre forze cattureranno migliaia di prigionieri”. Egli inoltre aggiunge “Quando diciamo nelle nostre dichiarazioni che ci sono collaboratori all’interno [dell’Arabia Saudita], non ci stiamo riferendo ai nostri fratelli sciiti: abbiamo nobili collaboratori all’interno dell’Arabia Saudita e in alcuni casi all’interno del regime stesso”.

Prodotti sei droni al giorno

Questi ultimi dettagli suggeriscono quali possano essere le disastrose conseguenze della continuazione dell’aggressione da parte del regime saudita sulla stabilità del regime stesso. Sari’ in questa intervista ha sottolineato che le fabbriche del suo paese producono sei droni al giorno e sono dotate delle più moderne attrezzature tecnologiche e, rispondendo a coloro che si chiedono perché non prendono di mira gli Emirati Arabi Uniti, ha affermato che gli Emirati Arabi Uniti hanno ridotto la loro partecipazione alle aggressioni della coalizione, tuttavia se dovessero di nuovo aumentarla, riceverebbero una risposta di rappresaglia superiore a quella ricevuta dai sauditi.

Dopo più di quattro anni di aggressione da parte della coalizione a guida saudita e il fallimento della diplomazia internazionale, agli yemeniti non è rimasta altra possibilità per sopravvivere e poter esercitare il loro legittimo diritto all’autodeterminazione che reagire con questi attacchi di rappresaglia.

Hanieh Tarkian



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2 Commenti

  1. A Pompeo potremmo chiedere quanti depositi di armi prodotte negli USA, sono stati ritrovati in Siria nelle zone che una volta occupate dai terroristi islamici …

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