Il Primato Nazionale mensile in edicola

Milano, 7 apr. – Donald Trump, attaccando la Siria, ha corretto il corso della storia. È l’opinione diffusa in Israele in queste ore che seguono allo strike americano. Da destra a sinistra tutti i politici dello stato ebraico si stanno sperticando in complimenti nei confronti del bombardamento alla base di Shayrat. Un attacco avvenuto all’indomani del ridimensionamento di Steve Bannon, fortemente voluto dal genero di Trump, Jared Kushner (la cui famiglia è bene ricordare essere uno dei maggiori sponsor di Netanyahu) che in politica estera sembra non sia molto preparato, nonostante la sua recente visita a sorpresa in Iraq.

Tornando a Israele e a quel che si dice: di Netanyahu e Rivlin abbiamo già riferito. Ma al loro plauso si sono aggiunte le parole del leader dell’opposizione, Isaac Herzog che ha parlato di messaggio “giusto e corretto”, e quelle di Yair Lapid del partito Yesh Atid, che ha detto “meglio tardi che mai.” Ma le parole più eloquenti sono arrivate dall’ex ministro della difesa Moshe Ya’alon, che ha elogiato Trump dicendo che ha passato il suo primo test serio assumendo “l’importante ruolo etico di superpotenza, a cui gli Stati Uniti avevano rinunciato nel corso degli ultimi anni.”

A Gerusalemme sono in molti a esultare per l’attacco degli Stati Uniti in Siria e si augurano che funga da monito non solo per Damasco ma anche per Teheran, Pyongyang e “altri luoghi”. Nessuno come i siti dei giornali israeliani, poco prima della chiusura delle loro edizioni per l’inizio dello shabbat, sta animando il dibattito sul bombardamento americano in Siria.

Secondo i funzionari israeliani il bombardamento sulla Siria è un atto moralmente giusto, e se Obama avesse mandato anche un solo razzo con una borsa d’acqua sopra il palazzo di Assad, la storia avrebbe preso un corso diverso. Gli Stati Uniti, quindi, secondo Israele si stanno riscattando da una politica fallimentare in Medio Oriente, che ha permesso non solo di lasciare impuniti i crimini di guerra e di incoraggiare Assad, ma anche i suo alleati di Teheran.

Ed è proprio l’Iran, più di qualsiasi altro paese del mondo, secondo l’ex capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliana Yaakov Amidror, a prendere atto con particolare attenzione dell’attacco che Trump ha ordinato verso la Siria. Secondo Amidror, come riporta il Jerusalem Post, l’Iran è il responsabile morale dell’attacco a Khan Sheikhoun avendo in passato appoggiato Assad nel suo precedente uso di armi chimiche. Non fa riferimenti chiari Amidror, ma è chiaro che si riferisca alla strage del 2013 di Ghouta, che tuttavia si scoprì essere opera dei ribelli.

E in merito a un coinvolgimenti diretto di Israele nella guerra in Siria afferma che la scelta è quella di stare ai margini, contribuendo solo con aiuti umanitari ai siriani, e con l’assistenza in fatto di intelligence ai suoi alleati agendo all’interno della Siria. Come a dire, mandiamo avanti Trump e noi vegliamo. E infatti Amodror ha detto agli americani un assai eloquente “non siete soli”.

Di seguito le prime immagini dei missili sulla base di Shayrat, girate dal canale tv Russia24.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta