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Roma, 7 apr – L’emergenza abitativa a Roma è ormai un fatto trentennale, tanto che parlare di emergenza, per un problema strutturale, è ormai ridicolo. Il fatto nuovo è che alla mancata costruzione di nuovi alloggi e alle speculazioni dei “palazzinari”, oggi si aggiungono graduatorie per le abitazioni popolari che discriminano pesantemente i cittadini italiani a vantaggio degli immigrati, assegnatari di circa il 70% delle case. E così nascono piccole rivolte spontanei nei quartieri periferici della capitale, come accaduto a San Basilio alcuni mesi fa, quando la popolazione impedì lo sfratto del signor Adriano, che viveva in un camper da anni prima di occupare, a vantaggio di una famiglia di immigrati nord africani, o più recentemente al Trullo, dove Aurora, una ragazza di nemmeno 18 anni al settimo mese di gravidanza, avrebbe dovuto cedere anche lei la casa a degli stranieri. Virginia Raggi e l’amministrazione a 5 Stelle della Capitale si schierarono senza se e senza ma dalla parte degli immigrati a cui era stato negato un sacrosanto diritto a causa di una rivolta di bifolchi razzisti.

Ora un nuovo caso simile potrebbe scoppiare, in un altro storico quartiere popolare di Roma: il Tiburtino III. E’ la storia di Emiliano e Fabiana, romani di 29 anni, sposati e con una figlia di 4 anni, entrambi precari che non possono permettersi una casa. Hanno occupato una abitazione vuota e fatiscente nel quartiere in cui sono cresciuti, l’hanno rimessa a posto con l’idea di farci crescere la loro bambina. Ma ieri però, sono arrivati i legittimi assegnatari che, stranamente, erano una famiglia di immigrati africani. Grazie alla solidarietà del quartiere e degli amici di sempre sono riusciti a rimanere per il momento nella loro abitazione, ma c’è da giurare che la Raggi e la sua politica del “ripristino della legalità” costi quel che costi, anche a quello di gettare in mezzo a una strada una ragazzina invalida al 100% come nel caso di maria noemi, proverà ad andare fino in fondo.

“Gli ho detto: ‘mia figlia non è che vale meno del tuo’. E poi io un altro figlio lo voglio”, ci racconta tra le lacrime Fabiana, parlando del confronto con la famiglia di immigrati a cui l’abitazione era stata assegnata. “Non voglio stare nella miseria, vengo da una situazione difficile. Loro (gli immigrati) fanno i figli così come nulla fosse, ma io a mia figlia ci tengo e le voglio dare un futuro”. Nella Roma dell’emergenza abitativa perenne, una soluzione politica e sociale per le migliaia di famiglie italiane in difficoltà deve essere trovata. Dire Prima gli Italiani nelle graduatorie non può essere una bestemmia, gli italiani che si ribellano quando vedono assegnare le abitazioni solo agli stranieri non possono essere additati come razzisti dal carosello mediatico buonista. E soprattutto la questione abitativa deve essere una priorità per una amministrazione che finora non è stata in grado nemmeno di nominare un assessore alla Casa. C’è ancora chi dice di dare tempo a Virginia Raggi. Il tempo è scaduto da un pezzo.

Davide Di Stefano

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