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Roma, 27 feb – Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio del 2021 gli Stati Uniti d’America hanno compiuto un attacco aereo sulla Siria diretto contro i militari delle milizie filo-iraniane presenti ad al-Bukamal, vicino al confine con l’Iraq. Un bombardamento mirato, autorizzato per attuare una rappresaglia a seguito dell’attacco missilistico dei miliziani filo-iraniani contro la base statunitense di Erbil – in Iraq – lo scorso 16 febbraio. Le stime variano dalla sola alle 22 vittime militari.



L’attacco alla Siria ha suscitato forti e discordanti reazioni da parte di molti degli autori locali e internazionali. Le condanne sono arrivate soprattutto da Mosca e da Damasco, anche se pure Pechino ha fatto sentire la sua voce. Silenzio, invece, da parte di Teheran. Intorno a Washington si è invece stretta Londra, la quale ha espresso approvazione per l’azione americana.

Le reazioni dell’asse Mosca-Damasco all’attacco alla Siria

Le critiche più dure sono arrivate proprio da Mosca e da Damasco. I primi a commentare l’attacco americano sono stati i russi. Sergey Lavrov – ministro degli esteri dello Stato eurasiatico – ha infatti condannato senza mezzi termini l’aggressione statunitense definendo illegittima la presenza delle truppe americane sul territorio, la quale inoltre ostacolerebbe il processo di ricostruzione della Nazione. Ha poi riferito che il Cremlino sarebbe stato avvertito dell’attacco, ma solo pochi minuti prima. Alla condanna del ministro si è poi aggiunta quella del governo russo, il quale giudica l’evento come una “grave violazione della sovranità siriana” nonché un illecito nei confronti delle convenzioni internazionali e delle risoluzioni Onu.

Poco dopo è giunto il commento da parte del governo siriano, il quale condanna senza mezzi termini la violazione della sua sovranità da parte di Washington, definendo quello americano un vile attacco che va contro le leggi internazionali. Il presidente della Repubblica Araba di Siria, Bashar al-Assad, ha successivamente dichiarato che il bombardamento indica come le politiche dell’amministrazione Biden stiano prendendo una brutta tendenza. Damasco, da parte sua, esige che Washington cambi le politiche nei suoi confronti, dichiarando successivamente che il governo libererà ogni centimetro di territorio siriano dall’occupazione straniera e dal terrorismo.

Le reazioni di Iraq e Iran

L’Iraq da parte sua non ha preso posizione circa l’avvenimento. Si è detto “sorpreso” e ha smentito ogni collaborazione tra i suoi servizi segreti e quelli americani nella pianificazione dell’attacco. Washington ,da parte sua, aveva dato una parte del merito dell’attacco alla Siria ai suoi alleati regionali. A seguito delle affermazioni di Baghdad è tornata nella sua dichiarazione ringraziando l’Iraq invece per la collaborazione offerta in ambito investigativo e giudiziario.

Salta subito all’occhio come la repubblica mediorientale non si sia lamentata del fatto che Washington ha usato il suo territorio per violare la legislazione internazionale, un atteggiamento in controtendenza rispetto al precedente avvicinamento di Baghdad a Teheran, quando neanche un mese fa diceva che l’America avrebbe dovuto ridimensionare la sua presenza nella regione come punizione per l’omicidio di Qassem Soleimani. Un relativo silenzio che si unisce alla precedente accettazione delle intenzioni della Nato di quadruplicare gli effettivi sul suo territorio.

La grande assente, tuttavia, è Teheran. L’Iran infatti non ha ancora commentato l’accaduto. Si è però tenuta una telefonata tra il ministro degli esteri iraniano e la sua controparte siriana dove si è discusso degli interessi comuni in ambito politico ed economico. Tra gli argomenti non può che esserci stato anche l’attacco aereo statunitense. Il silenzio però non toglie l’assoluta prevedibilità degli umori iraniani, che da anni sostengono milizie in tutto il Medio Oriente per sostenere i loro interessi.

Reazioni da parte di altri attori

Le condanne all’attacco alla Siria sono arrivate anche da Pechino. Wang Wenbin – ministro degli esteri cinese – ha infatti dichiarato ai giornalisti di volere un maggiore rispetto della sovranità siriana da parte delle parti coinvolte nell’accaduto. America in primis. Il rispetto dell’indipendenza e dell’integrità territoriale della Repubblica Araba potrà infatti prevenire ulteriori complicazioni della già complicata situazione mediorientale. Un’epocale dichiarazione da parte dello stato asiatico che non è solito esprimersi in maniera così diretta sugli eventi del vicino oriente. D’altro avviso, invece, sono gli inglesi che invece si sono detti vicini a Washington.

Comprensibile infine è la reazione delle milizie filo-iraniane. Le forze paramilitari vicine a Teheran si adoperano infatti per un disimpegno dell’occidente dalla regione. Mantenendo un certo grado di pressione sulle truppe straniere, percepite come una forza di occupazione.

L’annuncio del futuro impiego delle truppe Nato e l’attacco alla Siria rivelano però l’intransigenza di un’amministrazione Biden che ha degli interessi da difendere nell’area e si muove in controtendenza rispetto alla condotta isolazionista di Trump, in quella che si rileva una strategia della tensione sfruttata sia da Washington che dalle milizie. Queste ultime, da parte loro, già preannunciano una vendetta che non potrà che portare verso ulteriori conflittualità e magari ad uno slittamento degli equilibri regionali.

Giacomo Morini



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