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Vienna, 3 nov – Si chiamava Fejzulai Kujtim ed era nato a Vienna da genitori macedoni l’attentatore di Vienna rimasto ucciso durante uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine. Kujtim è responsabile, assieme ad altri 3 complici tutt’ora ricercati dalle autorità, della barbara uccisione di 4 persone e del ferimento di altre 17 (di cui 7, fanno sapere i medici, in pericolo di vita) durante l’attacco avvenuto ieri notte nella capitale austriaca.

Secondo quando riferito dalla Reuters il ragazzo, 20 anni, era ben più che un semplice simpatizzante dell’Isis: il giovane era stato condannato a 22 mesi di carcere il 25 aprile 2019 per aver tentato di recarsi in Siria per unirsi alla nota organizzazione terroristica islamica.

Noto all’antiterrosimo

Quindi, perché si trovava in libertà? Kujtim era stato rilasciato il 5 dicembre dell’anno scorso con anticipo dal momento che rientrava sotto il regime della tutela dei minori, nonostante fosse uno dei 90 islamisti, noti ai servizi di sicurezza antiterrorismo (Bvt), che avevano cercato di oltrepassare i confini siriani. I suoi genitori, fa sapere la Bild, erano macedoni ma non avevano mai manifestato segnali di avvicinamento all’Islam radicale. Data la giovane età e l’ambiente famigliare moderato le forze dell’ordine austriache non ritenevano che il ragazzo sarebbe riuscito a pianificare un attacco terroristico nella capitale. sempre secondo la Bild, il 20enne avrebbe manifestato l’intenzione di compiere il sanguinoso gesto nella giornata di lunedì, attraverso un post su Instagram.

Le indagini

Sono «ore difficili» per Vienna e l’Austria, ha spiegato in conferenza stampa il capo della polizia austriaca Gerhard Puerstr. Su Twitter le forze dell’ordine hanno fatto sapere di aver compiuto perquisizioni all’interno dell’abitazione dell’attentatore ucciso. Le forze speciali austriache questa mattina hanno fatto irruzione in un appartamento in Fuhrmannsgasse a Sankt Poelten, cittadina ubicata a circa 60 chilometri da Vienna. Due gli arresti.

Massiccio dispiegamento di forze

Nel frattempo 75 soldati messi a disposizione dall’esercito austriaco sono stati posti a guardia degli obiettivi sensibili della capitale, per alleggerire il carico della polizia impegnata nelle indagini e nella ricerca dei tre fuggitivi. Sono circa mille gli agenti di polizia dispiegati. La Germania – che da stamattina ha intensificato i controlli alle frontiere – e l’Ungheria si sono offerte di inviare unità di polizia tattica in aiuto dei colleghi austriaci. Il governo austriaco ha proclamato tre giorni di lutto nazionali.

Cristina Gauri

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