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Hitler-HausVienna, 15 lug – Sono decenni che si discute sul destino da riservare al piccolo edificio di Salzburger Vorstadt 15 sito presso la cittadina austriaca di Braunau am Inn. Il fatto è che in quel piccolo edificio visse i suoi primi mesi di vita Adolf Hitler, la figura più controversa del XX secolo. Ma, se negli anni scorsi non si è mai arrivati a nulla di concreto, l’attuale governo ha intenzione di andare stavolta fino in fondo. Le proposte sono diverse e non mancheranno sicuramente ulteriori polemiche. La prima idea, partorita da alcuni accademici, prevede la costruzione al suo interno di un museo sugli “orrori del nazismo” (lo storico Andreas Maislinger vorrebbe battezzarla “Casa della responsabilità”). Il ministro dell’interno in persona, Wolfgang Sobotka (Övp), ha invece avanzato la richiesta di demolire direttamente la struttura.



Eppure, prima di fare tutto questo, bisognerebbe trovare un accordo con l’attuale proprietaria dell’immobile, cioè la signora Gerlinde Pommer, la quale non vuole saperne di rinunciare alla struttura. Dal 1972 la Pommer riceve infatti dal Ministero dell’interno austriaco un affitto che ammonta a 4.670 euro mensili. La signora si è peraltro sempre rifiutata di cedere la “Casa di Hitler” allo Stato o di apportare anche minime modifiche all’edificio, dai lavori di ristrutturazione all’apposizione di una targa commemorativa sulla facciata. Da qui scaturisce la volontà del ministero di espropriare l’immobile con atto d’imperio, seppur dietro un risarcimento alla Pommer.

L’obiettivo dichiarato è quello di impedire i “pellegrinaggi” dei nostalgici del nazionalsocialismo, che ogni anno si recano a Braunau am Inn per visitare la casa natale del Führer. La proposta che sembra per ora destinata al successo è proprio quella della demolizione, sebbene l’edificio sia protetto in via teorica dalla legge per la tutela del patrimonio culturale. Non – beninteso – perché si tratta del luogo di nascita di Hitler, ma perché l’edificio si compone di materiale da costruzione che risale addirittura al XVII secolo. Ma del resto, si sa, per gli antifascisti è sempre meglio distruggere e dimenticare che studiare e capire.

Giovanni Coppola

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