Roma, 21 nov – Non alzare eccessivamente l’asticella dello scontro con Bruxelles, specie in vista delle prossime elezioni europee. Sembra essere questa la strategia del governo, in special modo nella sua componente leghista, di fronte al guanto di sfida lanciato pressoché ogni giorno dall’Ue. Tanto più adesso che la Commissione ha bocciato la manovra economica italiana.

Atteggiamento temporeggiatore, pragmatico, che si fa forte del paventato successo populista a maggio. Un exploit per ora sono previsto, ma che modificherà sensibilmente il “duopolio” Partito Socialista – Partito Popolare che controlla da sempre le maggioranze comunitarie. Ma l’ingresso dei sovranisti andrà davvero a sparigliare le carte in tavola?

Serve anzitutto capire chi sono in realtà, questi sovranisti. Parliamo di un fronte ampio ed estremamente variegato. Indubbiamente degno d’interesse ma non unitario, né nelle proposte né tantomeno nelle intenzioni. A partire dalla Francia, dove alle ultime presidenziali Marine Le Pen ha pagato le troppe ambiguità nei confronti dei rapporti con dell’Ue emersi soprattutto negli ultimi giorni di campagna. In secondo luogo l’Austria, dove il vento dei sovranisti sembrava soffiare forse dopo le legislative del 2017. Nel corso degli ultimi giorni, tuttavia, Vienna è stata capofila nel chiedere il pugno di ferro nei nostri confronti. Senza dimenticare che il cancelliere Kurz ha accolto con tutti gli onori le attività di George Soros in “fuga” dall’Ungheria.

Perfino dalle parti dell’intransigente Budapest sembra regnare scetticismo: “Noi vogliamo un’Europa dove ci siano regole rispettate da tutti. Se qualcuno non rispetta le regole rovina l’Unione Europea. L’Ungheria ha sempre rispettato e rispetterà il diritto europeo”, ha commentato portavoce di Orban Zoltan Kovacs a margine della bocciatura odierna ai conti italiani. Il premier ungherese rimane in qualche modo un “amico” e deve forse giocare di sponda per la procedura d’infrazione che lo riguarda, ma permette di apprezzare come il fronte dei “sovranisti” non sia certo granitico. E una sua vittoria alle consultazioni prossime venture non rappresenta necessariamente un’ancora di salvezza per i destini del continente.

Nicola Mattei

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