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La Valletta, 22 ott – “Malta è uno stato mafioso?” Questa è la domanda che si pone, sulla propria pagina Facebook, il giornalista investigativo Matthew Caruana Galizia (già premiato recentemente con il Premio Pulitzer) figlia della reporter maltese uccisa in un attentato lo scorso 16 ottobre.

Malta, nonostante si trovi all’interno di quella Unione Europea solitamente così attenta persino a consigliare ai governi nazionali di velocizzare la lotta al contante per impedire la terrificante evasione fiscale di caffè e cornetti non scontrinati, vive una condizione di non controllo fiscale che la rende di fatto un paradiso off shore nel centro del Mediterraneo. La storia e il barbaro omicidio di Daphne non hanno neppure ricevuto tutta l’attenzione che ci potrebbe aspettare dai media europei: certo ne hanno parlato (e d’altra parte è stata uccisa con una autobomba, sarebbe stato difficile ignorarlo), ma non ci si è dedicati a sviscerare ogni possibilità, ogni sua passata indagine. Forse perchè Daphne, nel tempo, si era fatta nemici di ogni tipo e forse, in uno Stato dove il potere davvero sembra avere contorni mafiosi, non è sicuro rimanere senza un padrino.

Tanto per cominciare, il contesto. Nessuno ha ricordato che a Malta nell’ultimo anno ci sono stati altri cinque casi di esplosioni e che negli ultimi dieci anni i casi di assassini politici sono stati parecchi: in una piccola città dove è facile trovare nella stessa stanza imprenditori in fuga, politici corrotti, narcotrafficanti e uomini dei servizi, i regolamenti di conti non finiscono mai.

Nel caso di Daphne è impossibile per ora capire chi possa essere il mandante. Come in ogni contesto mafioso la linea retta non è una buona maniera di indagare: quel che è certo è che la giornalista considerava la classe politica dell’isola corrotta nella sua interezza. Sul suo blog “Running Commentary” si trovano indagini sul filone maltese dei Panama Papers (detto “malta files”) che inchiodano (  hanno costretto a indire nuove elezioni) il premier e i suoi più stretti collaboratori, ma anche indagini sul losco passato del capo dell’opposizione nel parlamento di Valletta e commenti sullo stile di vita particolarmente costosa ed economicamente inspiegabile della moglie di quest’ultimo.

Per ora tutto è troppo intricato: è difficile capire se la scomparsa di Daphne sia da imputare a qualche sua scoperta legata ai Malta Files, o dopo essere stata utilizzata da qualcuno che magari l’ha imbeccata è stata eliminata (non si deve dimenticare che i Panama Papers sono a propria volta sospetti di manipolazione in quanto alcune nazioni sono state misteriosamente risparmiate dalla indiscrezioni: la Germania innanzitutto), e se lei era un bersaglio o un messaggio.

Quel che è certo, ed è il solo dato importante e certo per ora, è che al centro del Mediterraneo ora esiste uno Stato dove corruzione, soldi sporchi e assassini politici sembrano essere tornati normali elementi della dialettica democratica.

E questo dovrebbe preoccuparci.

Guido Taietti

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