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jackRoma, 12 mar – Se lo spirito sopito d’Europa avesse un nome, oggi si chiamerebbe Jack. Esattamente come il bambino di quattro settimane che, in Scozia, ha resistito a un aborto ed è venuto alla luce lo stesso. Jack è figlio di Vicky Harper, 24enne di Caithness, nelle Highlands scozzesi. Già mamma di Ross, 2 anni, e Leyla, 5, Vicky è rimasta incinta lo scorso anno dopo aver dimenticato di assumere la pillola anticoncezionale. Ma le condizioni economiche della famiglia sono quelle che sono e la ragazza ha deciso di interrompere la gravidanza. Il suo compagno, Keenan McIvor, 19 anni, un falegname, aveva promesso di sostenerla in tutto, ma una bocca da sfamare in più rischiava di metterla in ginocchio. “L’usura soffoca il figlio nel ventre”, diceva Ezra Pound.

“Non è stata una decisione facile – ha detto la donna al Mirror – Amo i miei figli più di ogni altra cosa al mondo, ma non avevo la forza per farne un altro”. Vicky, quindi, abortisce. Ma, nei giorni successivi, stanchezza e nausea tornano a farsi sentire. La ragazza scozzese ha già avuto due figli, sa quali sono i sintomi di quando si è incinta. E così, pur ritenendo la cosa incredibile, compra un test di gravidanza e fa 15 tentativi: danno tutti la stessa risposta, è incinta. Nove settimane dopo l’aborto, la donna si è sottoposta a un’ecografia e ha visto che il suo bambino era ancora lì. “Lo avevo sempre saputo, ma quando ho visto muoversi sono scoppiata a piangere – ha raccontato Vicky – Mi sentivo persa. I medici mi dicevano che avrei potuto sottopormi a una seconda interruzione di gravidanza, ma essendo alla 16esima settimana i rischi aumentavano. Ero combattuta. Ma alla fine ho deciso di tenere il mio bambino, nonostante i medici mi avessero detto che, in alcuni casi, i bimbi che sopravvivono a un aborto possono nascere con problemi di salute e deformità”. Il piccolo Jack, comunque, è nato sano e forte a febbraio. Ora Vicky è felice: “Non cambierei la mia scelta per niente al mondo – ha concluso – È un bimbo speciale e lo sarà per sempre. Quando sarà abbastanza grande per capire, gli racconterò ciò che è successo. Non so quali parole userò, gli dirò semplicemente che è sopravvissuto e che lo amo più di quanto potessi solo immaginare”.

Giuliano Lebelli

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