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Raqqa, 26 lug – Si chiamano Tqila, pronunciato come la grappa messicana, e sono una succursale della formazione guerrigliera anarchica delle Forze guerrigliere popolari per la rivoluzione internazionale (Irpgf), la brigata che unisce i combattenti stranieri che lottano conto l’Isis in Siria. La loro bandiera è quella arcobaleno, e il loro logo è un kalashnikov nero su sfondo rosa. Sì, perché Tqila sta per “The Queer Insurrection and Liberation Army”, cioè un battaglione di gay, lesbiche e transgender.

Che il mondo omosessuale sia odiato dai jihadisti è cosa risaputa, così come sono risapute le violenze a cui li sottopongono. Gli stessi tribunali dell’Isis che applicano la Sharia, cioè la legge islamica, hanno dichiarato l’omosessualità come un reato capitale, che merita una pena grave e mortale. E così i sopravvissuti a torture e uccisioni hanno deciso di combattere l’Isis a modo loro. Tqila raduna non solo gente omosessuale ma, come loro stessi dicono, “chiunque desideri abolire il genere binario e far avanzare la rivoluzione delle donne e una più ampia rivoluzione di genere“. Sono nati a Raqqa, la capitale siriana del Califfato e combattono a fianco dell’Unità di protezione del popolo (Ypg) curda. Di loro si sa ancora poco, e della loro nascita in occidente si è venuti a sapere solo recentemente, ma pare che esistano già da alcuni mesi.

Di Tqila riferisce Newsweek, che spiega anche come per motivi di sicurezza il suo capo a Raqqa non intenda divulgare il numero dei combattenti né fornire troppi dettagli. Nessuno però esita a diffondere il loro unico striscione, che reca la scritta “Queste checche uccidono i fascisti”. Ma quelli che si fanno ritrarre fieri con lo striscione in mano non si fanno riconoscere in volto. Esattamente come i miliziani islamisti.

Oltre a combattere l’Isis, il gruppo pare sia stato formato, stando a quanto c’è scritto nel loro comunicato di presentazione, perché “le forze fasciste e estremiste in tutto il mondo hanno attaccato la comunità Queer e hanno assassinato innumerevoli membri della nostra comunità affermando che sono malati e contro natura”. Quelli di Tqila se la prendono, oltre che con l’Isis e i fascisti, anche con i cristiani conservatori, che attaccherebbero la comunità arcobaleno. E così, proseguono questi singolari combattenti, “non potevamo più restare a guardare”.

Anna Pedri

 

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