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Londra, 28 giu – Tower Hamlet è una municipalità che copre una vasta area del cosiddetto “East End” Londinese, sino a pochi decenni fa abitata in maggioranza dalla classe lavoratrice Inglese: operai, artigiani, piccoli commercianti. Lavoro duro, dialetto cockney, famiglie criminali (si pensi ai ferocissimi gemelli Krays o ai loro rivali, i Richardson) pubs e stadio (il Milwall è un club di questa zona). Una volta terra di orgoglio proletario velato da un nazionalismo imperialista, tutto “Queen and Country”, dove si potevano incontrare i “Pearly Kings and Queens” bizzarri personaggi tipicamente londinesi con i vestiti ricoperti di luccicanti bottoni, che dall’ottocento raccoglievano fondi per gli orfanotrofi locali o i cosidetti “Criers” o “Bellmen”, i vecchi banditori che al suono di una campana e gridando “Oyez!”, cioè “Udite!” (parola portata d’oltre manica dalle chiare radici Normanne, ereditata come molti altri termini dai tempi dell’invasione di Guglielmo il Conquistatore del 1066) richiamavano l’attenzione degli astanti nei mercati all’aperto e nelle pubbliche vie: una volta sulle ultime leggi promulgate, più recentemente effettuando una pubblicità urlata per i più vari commerci ed eventi.



Ma questo quartiere che conta ormai circa 300.000 residenti è anche la sede di gran parte della vecchia Londinium, della Torre di Londra, dell’attiguo Tower Bridge, delle “docklands” ovvero la zona dei moli e dei magazzini della Rivoluzione Industriale, del porto fluviale (esistente sin dai tempi della fondazione Romana), molti dei quali sono stati trasformati in residences di lusso dai primi anni ’80 in poi. Ebbene Tower Hamlets è stato il primo “Borough” dove i bianchi (Britannici e non) sono in minoranza, con un 55% di abitanti appartenenti a minoranze etniche non Europee. Cioè le minoranze sono la maggioranza. E questo in base ai dati del censo del 2011, quindi in tutti gli anni a seguire la percentuale allogena sarà aumentata ulteriormente e di parecchio. Si pensi che in un’altra municipalità confinante, Barking & Dagenham, i bianchi Britannici nel 2001 erano l’80%. Nel 2011 solo il 49%… Solo l’arrivo di migliaia di immigrati in prevalenza Europei dell’Est ha probabilmente impedito di levare lo scettro di “quartiere più multietnico d’Europa” ai vicini di Tower Hamlet. Titolo, non c’è bisogno di dirlo, del quale il Mayor (Sindaco del borough) dell’epoca, il Bengalese Luftur Rahman era particolarmente fiero, così come lo è quello attuale un altro Laburista, John Biggs. A margine: Mr Rahman non è stato rieletto solo perché la giustizia glielo ha impedito, visto che era coinvolto un grosso giro di corruzione e frode elettorale. Ha provato a fare appello contro la decisione della Corte (appellandosi alla Dichiarazione Europea dei diritti dell’Uomo… Un classico) ma non l’ha sfangata.

Quello che pochi sanno, soprattutto al di fuori dei confini Britannici, è che Tower Hamlet è spesso e volentieri al centro delle cronache per episodi piuttosto inquietanti. Si va dalle infiltrazioni di radicali terroristi in scuole pubbliche, dove varie inchieste hanno dimostrato che la Jihad più dura veniva propagandata addirittura alle elementari. Dove nelle strade non si contano più le minacce alle donne che non vestono in “modo consono”, cioè senza velo o palandrane varie e gli omosessuali o presunti tali sono aggrediti in pieno giorno; per non parlare di episodi minori ma altamente indicativi e molto più frequenti tipo le censure su autobus o cartelloni stradali di pubblicità giudicate sconvenienti tipo costumi da bagno, abbigliamento intimo etc.

L’aspetto più allarmante è però il fatto che, per una presunta pace sociale, le stesse autorità preposte spesso e volentieri chiudono un occhio, come emerso da varie inchieste giornalistiche e denunce di numerosissimi abitanti. E Tower Hamlet non è certo un caso isolato. A Rochdale, una zona di Manchester, tra il 2008 e 2013 due bande composte da Pachistani e Afgani (cittadini Britannici grazie ovviamente alla Lex Soli in vigore in GB dal 1983 nell’attuale forma) han commesso una serie impressionante di violenze a danno di ragazzine di 13-15 anni rapendole, drogandole e costringendole a bere alcolici, tenendole prigioniere per giorni e facendole subire ogni tipo di sevizia. Ebbene durante il processo (nel corso del quale gli imputati si son difesi dicendo che per loro si trattava solo di prostitute ed insultato il giudice chiamandolo bastardo razzista: ulteriore fulgido esempio di integrazione, direi) e nelle successive inchieste ufficiali è emerso che la polizia aveva colpevolmente commesso delle omissioni e insabbiamenti per evitare di causare “tensioni razziali”.

Potrei scrivere un libro su questi episodi commessi da “cittadini britannici” e su come troppo spesso le forze di sicurezza (perennemente sotto accusa da decenni per essere composte da troppi bianchi o di avere un comportamento intrinsecamente razzista dalle centinaia di associazioni delle “minoranze” o dai media di sinistra) preferiscano girarsi dall’altra parte per non compromettere carriere o creare imbarazzo, facendo emergere fatti che metterebbero in discussione se non alla berlina il dogma della società multiculturale per eccellenza. Per non parlare di alcune concessioni allucinanti in materia di diritto: lo sapete che in Gran Bretagna le Corti Islamiche sono legali? In teoria dovrebbero servire a dirimere piccole dispute (tipo giudice di pace) ma nell’ambito delle chiusissime comunità islamiche hanno un peso ben maggiore, costituendo un sistema giuridico parallelo.

Se uno ci pensa però è ancora piuttosto facile vendere agli sprovveduti la favola della “tollerante Gran Bretagna” dove tutti vivono in pace e nel rispetto reciproco. Almeno lo era sino a poco tempo fa, prima della serie di attentati (anche questi commessi tutti da beneficianti dello Ius Soli). E comunque tutt’oggi più vendibile rispetto ad altri esempi vicini di Paesi dove la nascita implica l’acquisizione automatica della nazionalità quali la Francia, altro “paradiso di integrazione” con le sue banlieues dove la Republique ha abdicato anche sul più basico controllo del territorio, che spesso e volentieri esplodono in violentissime rivolte; per non parlare dei quartieri-ghetto fucina di terroristi e jihadisti (tutti con regolare passaporto Europeo) in Belgio o dei crimini violenti nei Paesi Scandinavi; delle molestie di massa in Germania (Ius Sanguinis abolito de facto nel 2000 e comunque ampiamente derogato sin dagli anni ’50 per importare mano d’opera soprattutto turca per la re-industrializzazione del dopoguerra).

Però chiunque viva in una grande città del Regno Unito non può non constare due cose: prima di tutto che i Britannici appena possono scappano lontano dal centro, sorbendosi ore di viaggio per raggiungere il posto di lavoro ma per poi tornare in un sobborgo tranquillo, in comunità etnicamente e socialmente omogenee (vedi il già citato caso di Barking & Dagenham o il dato che solo il 49% degli abitanti di Londra nel 2013 era composto da bianchi Britannici, oggi sicuramente molto meno). Il secondo dato inconfutabile è che la cosiddetta “multiculturalità’” non implica assolutamente uno scambio culturale od un’accettazione delle diversità altrui: ogni etnia, ogni religione o setta  non “occidentale” si è creata il suo microcosmo con luoghi di culto, negozi, ritrovi, scuole. Sono tutti attaccati con le unghie e con i denti alle loro specificità e tradizioni, molto spesso esaltandole ed indurendole (vedi i terroristi di seconda o terza generazione che si dedicano a massacrare chi li ospita e li vorrebbe integrare).

Insomma a Londra e in molti altri grandi centri si vive in un equilibrio molto precario che è già saltato in passato. Tutti si ricorderanno delle rivolte con vera e propria guerriglia urbana che nell’agosto del 2011 per 5 giorni hanno imperversato per le strade della capitale e non solo (in seguito all’uccisione da parte della polizia di uno spacciatore nero a Tottenham) con morti, saccheggi e incendi. In quell’occasione l’ordine fu riportato col pugno di ferro: tribunali operanti 24 ore su 24 e condanne sino a 4 anni per il furto di una lattina di bibita. Adesso la cronaca di questi giorni ci sta dimostrando che questo equilibrio sta forse per saltare. Il pericolo può essere costituito dal vicino di casa, dal passeggero al nostro fianco nella metro o dal cameriere del nostro ristorante preferito. Ma cosa possiamo farci? Alla fine ci dicono che sono tutti Inglesi come noi, no?  Come potremo mai distinguerli…? Amici, un caloroso benvenuto nelle Magiche Terre dello Ius Soli.

Davide Olla

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