Roma, 22 ott – “Gli Stati Uniti interverranno in difesa di Taiwan in caso di attacco da parte della Cina“. Così il presidente americano, Joe Biden, prova a sgombrare dubbi sulla cosiddetta “ambiguità strategica” Usa. In molti si chiedono difatti come si comporterebbe Washington se Pechino dovesse davvero optare per l’uso della forza – come ventilato – per annettere l’ex isola di Formosa alla Repubblica Popolare Cinese. D’altronde, se fino a qualche anno fa lo scudo statunitense veniva dato per scontato, oggi il parziale disimpegno a stelle e strisce sullo scacchiere globale e – parallelamente – la progressiva crescita militare della Cina, non forniscono certezze al riguardo.



Leggere bene le parole di Biden su Taiwan

Eppure Biden, durante un dibattito a Baltimora, assicura che gli Usa hanno “un impegno su questo”, ovvero sulla difesa di Taiwan in caso di attacco. “Gli Stati Uniti – ha detto il leader della Casa Bianca – hanno preso un sacro impegno per quel che riguarda la difesa degli alleati della Nato in Canada e in Europa e vale lo stesso per il Giappone, per la Corea del sud e per Taiwan”.
Tuttavia, nel caso di specie, formalmente l’accordo tra Stati Uniti e Taiwan non prevede un intervento diretto delle forze militari statunitensi a difesa di Taipei.

In tal senso è tutto fermo al Taiwan Relations Act del lontano 1979 che non garantisce affatto un intervento militare americano nel caso in cui la Cina dovesse attaccare l’ex isola di Formosa. Sulla carta, neppure prevede il contrario, cioè la rinuncia Usa a intervenire. Quello che invece è previsto è il supporto americano con specifici aiuti militari. Il documento afferma difatti che “gli Stati Uniti metteranno a disposizione di Taiwan mezzi di difesa nella quantità necessaria per consentire a Taiwan di mantenere sufficienti capacità di autodifesa”.

La cautela Usa

Le parole di Biden sono dunque da interpretare. Perché, anche alla luce del Taiwan Relations Act, la volontà di difendere Taiwan non si traduce automaticamente con intervento militare diretto da parte degli Stati Uniti, che non possono permettersi una guerra vera e propria nel Pacifico. “Non voglio una guerra fredda con la Cina“, ha poi precisato Biden. “Ho parlato e passato più tempo con  Xi di qualsiasi altro leader al mondo. Ecco perché sentite dire che  Biden vuole iniziare una nuova guerra fredda con la Cina”. In realtà “voglio che la Cina capisca che non faremo passi indietro e non cambieremo nessuno dei nostri punti di vista”.

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. Gli interventi militari lontano da casa costano.

    Come lo finanzierà un eventuale intervento un nazione come gli #USA già in bancarotta
    https://www.blacklistednews.com/article/77962/american-national-debt-increases-and-becomes.html

    e che pertanto nessuno è più disposto a finanziare
    https://www.marketwatch.com/story/washington-lawmakers-want-to-bring-back-build-america-bonds-the-muni-market-isnt-buying-it-11621533281

    Gli #USA sono fuori dai giochi ed è un fatto noto anche ai burattinai di #Biden
    https://www.weforum.org/agenda/2016/11/america-s-dominance-is-over/

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