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Roma, 8 set – La virtù del dubbio non alberga nella gran parte dei media internazionali. Prova ne è il caso Kolesnikova, dissidente bielorussa contro l’ultimo baffo post-sovietico Lukashenko. Nella giornata di ieri il suo rapimento era dato pressoché per certo, fatta eccezione per qualche opportuno condizionale buttato là. Stando a quanto riportato da “testimoni oculari”, il capo della campagna elettorale del già candidato non ammesso Viktor Babriko e attuale alleata di Svetlana Tikhanovskaya (principale candidata dell’opposizione alle scorse presidenziali), era stata caricata a bordo di un minibus con la scritta “Comunicazione” da persone incappucciate, portate via non si sa dove e poi scomparsa nel nulla.

Rapita o arrestata?

Inizialmente, mostrando più cautela, i giornali locali avevano riportato la notizia dell’arresto di Maria Kolesnikova. Smentito poi dal dipartimento di polizia di Minsk all’agenzia russa Interfax. Ordunque cos’è successo alla biondissima dissidente bielorussa? Non si sa, o meglio sappiamo che molto probabilmente non è stata rapita come ventilato dalla grancassa mediatica. Perché oggi il portavoce del Comitato di confine bielorusso, Anton Bychkovsky, ha fatto sapere a un’altra agenzia russa – la Tass – che i membri del Consiglio di coordinamento dell’opposizione bielorussa Maria Kolesnikova, Ivan Kravtsov e Anton Rodnenkov hanno tentato di rifugiarsi in Ucraina e per farlo hanno passato la dogana al confine con l’Ucraina. “Confermiamo che hanno passato il controllo al valico di frontiera di Alexandrovka alle 4 del mattino”. Ma Kolesnikova sarebbe stata però arrestata. “Avrebbe cercato di fuggire illegalmente dalla Bielorussia ed è stata trattenuta alla frontiera”, riferiscono dal canale televisivo Belarus-1.

Il (presunto) ruolo dei servizi

Tutto chiarito? La dissidente non è stata rapita ma è finita nelle patrie galere? In realtà permane il dubbio anche su questo. Stando infatti all’ennesima fonte misteriosa, la vicenda della tentata fuga e del conseguente arresto, sarebbe stata inscenata dai servizi speciali bielorussi. “Né Anton Rodnenkov, né Ivan Kravtsov, né Maria Kolesnikova avevano intenzione di andare all’estero. Anzi, erano categoricamente contrari. Sono finiti al confine dopo la loro detenzione. Probabilmente sono stati portati lì dal centro di detenzione e, come Olga Kovalkova, sono stati costretti a lasciare il Paese”, ha detto la fonte che pare conosca bene i tre oppositori. Tante voci discordanti e nessuna certezza.

Un altro caso

Ma tanto per non farsi mancare nulla, oggi è spuntato un nuovo caso. Un’altra dissidente bielorussa, Antonina Konovalova, sarebbe scomparsa nel nulla. A riferirlo all’agenzia Interfax è stato lo staff di Svetlana Tikhanovskaya. Anche in questo caso però non si sa altro. Resta soltanto la sensazione che in Bielorussia sia in atto uno scontro di altri tempi che oscilla tra spy story e poliziesco. Una sorta di thriller glaciale che evoca facilmente l’Unione Sovietica. E come allora, le informazioni attendibili scarseggiano.

Eugenio Palazzini

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