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Roma, 3 lug – Nonostante una capacità di programmare la ripartenza diversa dai fallimenti “europei” (cioè della Ue), il Regno Unito subisce ancora attacchi. Diversi rappresentanti delle nazioni facenti parte dell’Unione pare abbiano l’esclusiva volontà di screditare ed accusare Londra. Certo, aver imbarazzato i commentatori che avevano predetto il crollo dell’economia con una ripresa derivante dall’assenza dei vincoli di Bruxelles è una motivazione. Inoltre, anche la crisi del coronavirus non è riuscita a demolire il tessuto sociale del Regno Unito, mentre l’Ue è ancora in procinto di organizzare l’utilizzo del Recovery Fund.



La nuova scusa anti-Brexit

L’ultimo attacco in ordine cronologico al Regno Unito è basato sul presunto rischio derivante dalla disputa di alcuni incontri degli Europei di calcio. Prima Mario Draghi e poi Angela Merkel hanno avanzato dubbi sulla sicurezza sanitaria per le semifinali e la finale di Euro 2020, da giocarsi a Londra il prossimo 11 luglio. Tuttavia, le tesi allarmanti non sembrano reggere il confronto con la realtà. Certo, è innegabile che a Londra e dintorni si stia assistendo ad una risalita dei contagi nonostante la campagna vaccinale a tappeto. Il numero di ricoveri e decessi, allo stesso tempo, è però ai minimi da diversi mesi. Ad esempio, nel corso di lunedì 28 giugno scorso sono stati appena tre i morti con Covid in tutto il Regno Unito.

Europei nel Regno Unito: un pericolo reale?

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Una cifra esigua ed inferiore a quella delle nostre dipartite, che nonostante la fase decrescente è ancora su livelli superiori. Anche in ragione di ciò, appare assurdo attaccare Boris Johnson e tacciare la sua politica di superficialità, avanzando richiesta di cambiare sede agli eventi calcistici in programma. Tuttavia, il rischio di spostamento non appare esserci. Il presidente Uefa Aleksander Ceferin ha confermato che sulla fase finale degli Europei non vi sarà alcun cambio di calendario. Sarebbe forse appena più saggio per i rappresentanti delle nazioni Ue preferire il rispetto alle stucchevoli critiche derivanti dall’astio verso chi ha preferito la libertà ai vincoli esterni.

Tommaso Alessandro De Filippo



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