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Milano, 3 lug – «Autostrade: revoca unica soluzione», questo è lo striscione che è stato esposto davanti alla sede milanese di Atlantia dai militanti di CasaPound Italia, che ieri pomeriggio hanno organizzato una manifestazione in piazza Diaz per protestare contro la trattativa, costata allo Stato più di 20 miliardi, per l’acquisizione di Autostrade per l’Italia. «Nonostante i proclami dell’ex presidente del Consiglio Conte e degli esponenti dei 5 stelle – si legge in una nota del movimento – i Benetton portano a casa più di 20 miliardi di euro: è questa la giustizia promessa ai famigliari delle vittime del Ponte Morandi?».



CasaPound contro Atlantia

Proprio per il crollo del Ponte Morandi, una settimana fa, la Procura di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio per 59 persone, tra cui figurano l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci e l’ex direttore delle manutenzioni Michele Donferri Mitelli: «Ci troviamo con una società che ha investito poco, pochissimo nella manutenzione delle autostrade, con le conseguenze tragiche che abbiamo tutti dovuto subire, e la soluzione qual è? Regalare una cifra immensa al Cda di Atlantia», prosegue quindi la nota di CasaPound. «Una vergogna che non può passare sotto silenzio. La nazione deve sapere con chi ha a che fare: dei pagliacci senza spina dorsale».

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CasaPound Atlantia

Il regalo dello Stato ai Benetton

L’accordo tra Stato e Benetton per la «deprivatizzazione» delle autostrade prevede, tra le altre cose, che 9,3 miliardi di euro andranno ad Atlantia, mentre 2,4 miliardi direttamente alla famiglia trevigiana. Quest’ultima cifra è di 300 milioni superiore a quanto speso, nei cinque anni precedenti la tragedia del Ponte Morandi, per le manutenzioni complessive sulla rete autostradale. Per questo motivo, conclude la nota di CasaPound, «l’unica soluzione è procedere alla revoca della concessione per inadempienza: Atlantia non ha rispettato gli obblighi sanciti dalla convenzione con Anas. È ora di riprendere in mano le redini di questa nazione e smetterla di farci truffare e ricattare da arrivisti e finanzieri».

Vittoria Fiore

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