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brexit bandiere gran bretagnaRoma, 12 giu – Che cosa intendeva Marine Le Pen quella volta in cui ha detto che oggi, più che fra destra e sinistra, la vera opposizione è fra alto e basso? Per esempio questo: che in Gran Bretagna l’idea della fuoriuscita dalla Ue sta spopolando soprattutto tra le città costiere, nelle aeree povere, fra i pensionati, nella borghesia proletarizzata, mentre gli entusiasti di Bruxelles li troviamo nella City, nelle aree metropolitane, fra gli elettori giovani e istruiti. Sfortunatamente per i nemici giurati di Brexit, i primi sembrerebbero essere la maggioranza. Un sondaggio dell’istituto Orb per l’Independent ha infatti rilevato che gli anti-Ue sarebbero avanti di dieci punti a pochi giorni dal referendum. Secondo la rilevazione, gli euroscettici sono al 55%, con un distacco di dieci punti sui pro Ue, al 45%. Come sottolinea il sito del giornale, si tratta di uno dei margini di vantaggio più ampi per la campagna Leave registrati di recente.

Altri sondaggi, è vero, danno risultati differenti, ma se la partita è ancora tutta aperta, il dato politico prescinde addirittura del referendum, ed è quello su un’istituzione, l’Unione europea, che piace solo ai ricchi, ai colti, alla gente che è in fase con la globalizzazione e non alle fasce più svantaggiate. Quelle che i fighetti di Twitter bollano come piene di «analfabeti funzionali». Ma fino a che la dittatura illuminata dei sociologi progressisti sul popolo ignorante non sarà definitivamente instaurata, forse la cosa continuerà a creare qualche problema a un sistema politico ancora basato sulla rappresentanza popolare. La rilevazione degli accademici dell’Università di Bristol cui prima accennavamo, basata sulla bellezza di 60mila questionari, rivela senza troppe sorprese che a Londra Brexit gode di scarsissimo successo. Per fare un paragone, si ricordi anche l’importante differenza nelle percentuali prese dal Front national a Parigi e nel resto della Francia: le grandi capitali cosmopolite vivono ormai in una dimensione staccata dalla realtà, quanto meno dalla realtà del resto del Paese che dovrebbero rappresentare. Anche nelle aree con un elevato numero di laureati la maggioranza degli abitanti vuole rimanere nella Ue. Fanaticamente filo-Ue sono Oxford, Cambridge, Bristol, Edimburgo e Brighton.

La più alta percentuale di sostenitori di Brexit si trova invece nel South Staffordshire e nelle città costiere, tra cui Boston, Kings Lynn e Tendring, oltre che nelle ex aree industriali nel West Midlands. Un altro dato che non stupisce è la sovrapponibilità delle aree in cui va forte l’Ukip di Nigel Farage con quelle in cui più energicamente si vuole uscire dall’Unione. Gli anziani, inoltre, hanno in media tre volte più probabilità di votare per Brexit degli elettori giovani. Decisamente filo-Ue sono invece gli scozzesi, che vivono una fase di sviluppo e di ricchezza superiore al resto della Gran Bretagna e il cui tentativo (abortito) di diventare indipendenti da Londra aveva più a che fare con la volontà di godersi in autonomia i ricchi giacimenti petroliferi locali che con il ricordo di Braveheart e compagni.

Insomma, la Ue piace a chi sta bene. Per un’istituzione che non cessa di presentarsi come «solidale» non è poi un gran risultato. Intanto, a riprova della natura degli schieramenti in campo, le Borse arrancano proprio a causa delle incertezze sulla consultazione del 23 giugno. Il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble minaccia addirittura di cacciare Londra dal mercato unico europeo, laddove invece Norvegia, Lichtenstein, Islanda e Svizzera sono fuori dalla Ue ma restano tranquillamente nel mercato unico. I «mercati», i fantomatici «mercati» che da noi hanno fatto e disfatto governi, sono contro Brexit e contro il “populismo”, non solo nel Regno Unito. Le Borse, gli analisti, i giornali economici, i tecnici dell’ultra-liberismo che non battono ciglio quando al governo va qualche post-comunista rampante, stanno invece facendo il diavolo a quattro contro i “populisti” di tutta Europa. Sembra tutto sempre più chiaro.

Adriano Scianca

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3 Commenti

  1. Ma non è tanto questione di ultra-liberalismo, l’UE è un’organizzazione criminale che truffa i cittadini dei Paesi aderenti ad essa. Non centra il piano economico che possiedono certi membri di tale organizzazione, in quanto l’UE è stata creata per soddisfare gli interessi di pochi, a danno della maggioranza (in Italia specialmente contro le piccole e medie imprese, che sappiamo sono necessarie per l’economia del nostro Paese).

    Spero vivamente che la Gran Bretagna esca dall’UE, sarebbe l’inizio di una svolta.

  2. Non dimentichiamo che l’intero meeting Bildelberg di quest’anno è indirizzato alla propaganda pro EU. Ah, e incidentalmente, insieme ai CEO di Google e Linkedin, al modo per rendere ogni utente della rete riconoscibile.

  3. E’ una cosa normale. Un po’ come quei benestanti che da noi blaterano di accoglienza senza sapere di cosa parlano realmente.

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