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CalaisCalais, 5 set – Autotrasportatori, agricoltori, commercianti, portuali, semplici cittadini. Saranno in migliaia oggi i francesi che manifesteranno a Calais per chiedere la chiusura della “giungla”, il campo di sedicenti profughi (per la maggior parte immigrati clandestini) più grande d’Europa. Un vero e proprio inferno dove vivono più di 10 mila immigrati, una zona di non diritto dove la polizia non può entrare e dove scoppiano risse colossali con morti e feriti. Una situazione ingovernabile che ha spinto i cittadini della zona a dare vita ad una dura protesta. L’obiettivo dichiarato dei manifestanti è quello di bloccare l’accesso all’Eurotunnel che collega la Francia alla Gran Bretagna, formando una vera e propria catena umana che giungerà fino al porto di Calais, il più grande della Francia. La protesta è ampia e trasversale, è attesa anche la partecipazione del sindaco Natacha Bouchart. Le istituzioni locali denunciano infatti l’operato del ministro dell’Interno francese Bernard Cazeneuve, che ha più volte dichiarato di voler chiudere il campo rimandando però l’intervento.

Molte strade saranno chiuse al traffico, anche ai turisti è stato sconsigliato di raggiungere la zona. L’obiettivo degli immigrati accampati nella giungla di Calais è quello di raggiungere la Gran Bretagna, ma è stato calcolato che non più di venti aspiranti rifugiati a notte riescano nell’intento di raggiungere l’Inghilterra. La maggior parte degli “ospiti” della giungla sono infatti maschi adulti (così come accade in Italia) e non scappano da nessuna guerra. Londra ha dato la sua disponibilità ad accogliere esclusivamente una parte dei minori non accompagnati che stazionano nel campo, che al momento non superano le 400 unità.

Francia e Gran Bretagna al termine di un incontro bilaterale di una settimana fa avevano raggiunto un’intesa per lavorare insieme alla messa in sicurezza del porto di Calais, prevedendo il miglioramento della situazione umanitaria e il rimpatrio degli immigrati illegali. In ogni caso non si potrà prescindere dallo sgombero del campo, fatto che creerà ovviamente tensioni e problemi di ordine pubblico. Gli immigrati presenti nel centro provengono da Medio Oriente, Afganistan e Africa, tra loro la maggior parte non ha diritto all’asilo (trattandosi esclusivamente di “migranti economici”). Organizzarne il rimpatrio non sarà certo una passeggiata.

Davide Romano

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