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Calais, 7 feb – Cariche della polizia, scontri con i manifestanti, gas lacrimogeni. E’ andato in scena di tutto nella giornata di ieri a Calais, città nel nord della Francia dove, da mesi, bivaccano in bidonville improvvisate migliaia di immigrati che cercano in tutti i modi di passare l’eurotunnel in direzione Gran Bretagna. Una situazione sfuggita totalmente al controllo di autorità incapaci di offrire risposte ai cittadini, che si sono mobilitati contro la situazione di diffusa illegalità e degrado in cui versa la zona. Circa 150 persone sono scese in strada, sotto la guida del movimento tedesco – ma ormai quasi un network europeo – Pegida, nonostante il divieto arrivato direttamente dal ministro dell’interno Bernard Cazeneuze, evidentemente più a suo agio nel contrastare un legittimo moto di protesta che nel tentare di affrontare una situazione di illegalità diffusa. I manifestanti portavano con loro bandiere francesi e hanno intonato la marsigliese, almeno fino a quando la polizia ha deciso di intervenire con la forza per disperdere i presenti.

“Calais non può diventare un parco giochi per i movimenti estremisti che vogliono venire qui a sfogare le loro pulsioni violente prendendo in ostaggio sia i cittadini che i migranti. Non abbiamo bisogno di tutto questo e restiamo fermi su questo divieto. Gli arresti sono un monito per tutti i movimenti estremisti. Calais non ha bisogno di loro”, ha spiegato Etienne Desplanques, portavoce della prefettura. Parole che parlano da sole e danno la cifra della forte e profonda scollatura che in Francia ormai separa nettamente forze dell’ordine e autorità rispetto alle istanze della popolazione civile.

Roberto Derta

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