Roma, 9 giu — In Gran Bretagna la cancel culture — quel fenomeno di cui gente come Zerocalcare nega l’esistenza — è talmente a uno stadio avanzato che al Magdalene College di Oxford è stato rimosso il ritratto di Sua maestà la Regina Elisabetta perché «retaggio di un passato coloniale».

La cancel culture bandisce il ritratto della Regina 

Secondo quanto riportato dal DailyMail, gli studenti dell’istituto hanno infatti votato per rimuovere dalla loro sala comune un quadro raffigurante la Regina in quanto, a detta di qualcuno, potrebbe far sentire qualche ospite come «una presenza non gradita» perché il dipinto rappresenterebbe «la recente storia coloniale». I membri della Middle Common Room (Mcr) del Magdalen College — composto da laureati — hanno approvato il provvedimento a maggioranza sostanziale. A margine, uno studente ha così commentato: «Patriottismo e colonialismo non sono realmente separabili».

Il dipinto verrà sostituito con arte “approvata”

Il comitato prenderà in considerazione la sostituzione del ritratto della Regina con «arte prodotta da persone a cui ci si possa ispirare» (leggi: qualche sedicente artista di origine allogena) e sottoporrà a votazione qualsiasi futura proposta di esporre le rappresentazioni pittoriche della famiglia reale. L’Mcr ha specificato che il dipinto era stato rimosso per creare «un luogo accogliente e neutrale per tutti i membri, indipendentemente dal background, dalla provenienza o dall’ideologia politica».

La bufera su Twitter

La decisione ha scatenato la prevedibile bufera su Twitter. Il presidente del Magdalen College si è rapidamente mosso per distanziare l’immagine dell’istituto stesso dagli studenti coinvolti nella decisione. Al fiume di commenti indignati si è unito anche il segretario all’Istruzione Gavin Williamson. Il politico ha così twittato: «La rimozione di un’immagine della regina è semplicemente assurda. Lei è il capo dello Stato e un simbolo di ciò che c’è di meglio nel Regno Unito. Durante il suo lungo regno ha lavorato instancabilmente per promuovere i valori britannici di tolleranza, inclusività e rispetto in tutto il mondo».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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