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Caso maròRoma, 9 apr – La Corte Suprema indiana si è pronunciata: Massimiliano Latorre può restare in Italia fino al 15 luglio. Una decisione presa da tre giudici che, senza comunque prendere in considerazione le condizioni di salute del soldato italiano, hanno poi fissato un’altra udienza entro la fine di aprile per valutare il ricorso italiano contro la presenza della polizia antiterorrismo Nia.

In aula durante il dibattito, durato una ventina di minuti, oltre ai legali dei Marò Sole Sorabjee e L.K.Tulzi e il pm aggiunto indiano Pinki Anand, era presente anche l’ambasciatore d’Italia Lorenzo Angeloni.

“Sicuramente questa proroga consente a Massimiliano di proseguire le cure in un ambiente più salubre quale può essere quello domestico. Questo almeno dal punto di vista fisico. Da quello psicologico sicuramente è un sollievo temporaneo”, ha commentato così Paola Moschetti, compagna di Latorre, la decisione della Corte indiana. La donna ha poi voluto ricordare la situazione di Girone, l’altro Marò ancora in India: In ogni caso – ha detto – attendiamo a risoluzione e il rientro di Salvatore per poter tirare un vero respiro di sollievo”.

maròProprio questa notte poi, di fronte all’ambasciata indiana di Parigi, è comparso uno striscione firmato dal Gud (Groupe Union Défense) e da CasaPound Italia con su scritto: “Liberté pour les soldats européens. Marò liberi”. “Quello che abbiamo voluto comunicare con questo striscione bilingue – ha spiegato CasaPound in un comunicato stampa diffuso stamani – è che la questione dei Marò deve avere una dimensione europea, poiché è inconcepibile che due soldati di uno stato membro dell’Unione siano fatti prigionieri illegalmente e attendano tre anni un processo che non sembra voler mai iniziare. Ma la solidarietà tra i popoli europei, a quanto pare, è vissuta unicamente a livello dei gruppi patriottici militanti, come Gud e CasaPound, mentre a livello istituzionale l’Unione sembra non essere mai nata se non per imporre folli misure di austerità e miseria”.

Eugenio Palazzini

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