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Bruxelles, 31 ott – Dal rifugio belga l’ormai ex presidente della Generalitad catalana Carles Puigdemont fa sapere: “Non sono qui per chiedere asilo, ma resto a Bruxelles per sicurezza”. Senza garanzie, infatti, Puigdemont non ha alcuna intenzione di tornare in Spagna. Definisce la sua fuga come un esilio, e fa sapere che lui da Bruxelles continuerà a lavorare in tranuqillità per l’indipendenza della Catalogna, ma lontano dalla “repressione violenta dello Stato spagnolo”, perché lui è a Bruxelles per “portare all’attenzione dell’Europa” la crisi catalana. “Non vogliamo fuggire dalla giustizia, non vogliamo fuggire dalle nostre responsabilità” ripete ai giornalisti presenti alla conferenza stampa, anche se la sua sembra essere, ogni giorno che passa, una copia del capitano Schettino, che fugge dalla nave prima che affondi.

Una conferenza stampa affollatissima, in un corridoio di fortuna, dove giornalisti, fotografi e cameraman sono costretti ad affastellarsi uno sull’altro, nella quale non solo Puigdemont accampa una sorta di autodifesa a giustificazione della sua fuga, ma nella quale lancia pesanti accuse a Madrid, rea a suo dire di aver chiuso la strada al dialogo.





A dimostrazione di come l’ex presidente catalano a Bruxelles sia il benvenuto, oltre alla bizzarra location dove la conferenza stampa è stata allestita, è una nota del premier belga Charles Michel, nella quale viene specificato che “il signor Puigdemont non è in Belgio né su invito, né per iniziativa del Governo belga”. La nota prosegue con toni ancora più distaccati nei confronti dello Schettino catalano: “La libera circolazione nello spazio Schengen gli permette di essere presente in Belgio senza altre formalità. Secondo le sue stesse parole è venuto a Bruxelles perché si tratta della capitale d’Europa. E sarà trattato come qualsiasi altro cittadino europeo”. La farsa catalana, quindi, continua.

Anna Pedri

 

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