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Punggye-ri, 31 ott – Sono circa 200 i morti nel crollo dei un tunnel all’interno di un sito nucleare in Corea del Nord, nel nord-est del Paese. Dell’incidente, che ha assunto i contorni della tragedia, si è venuti a conoscenza solo oggi, anche se si è verificato lo scorso 10 ottobre. Nell’area si sarebbe creato un cratere di 60-100 metri di diametro, si sono verificati tremori e frane e non è esclusa la possibilità che a causa dell’incidente ci sia stata una fuga di sostanze radioattive. Eventualità che Pyongyang nega con fermezza.

Secondo la tv giapponese Asahi, che per prima ha dato notizia del crollo del tunnel, così come secondo i media sudcoreani e inglesi, la colpa sarebbe da attribuire agli esperimenti nucleari che il regime di Pyongyang sta conducendo senza sosta. L’inaccessibile e blindatissima centrale di Punggye-ri, di cui si hanno notizie solo dalle immagini satellitari e dal monitoraggio del movimento delle apparecchiature in loco, è l’unico sito attivo di test nucleari al mondo, e tutti i sei test che la corea del nord ha condotto dal 2006 a oggi si sono condotti lì.

Il Servizio nazionale di intelligence sudcoreano ipotizza che si stiano scavando due nuove gallerie per ulteriori esperimenti, e teme che se Kim Yong-Un dovesse decidere di condurre un altro test in quel sito, un’intera montagna, il monte Mantap, potrebbe crollare. L’incidente del 10 ottobre, però, pare sia la conseguenza dell’ultimo test di settembre, il più forte mai condotto finora, la cui esplosione, misurata in circa 150 chilotoni e pari a 10 volte il quinto test, è stata sufficiente a creare un terremoto di magnitudo 6,3.

Le duecento persone non sarebbero morte tutte nello stesso momento, poiché stando alle scarse informazioni che stanno circolando, in un primo momento sarebbero rimasti intrappolati 100 operai, mentre gli altri sarebbero morte in seguito a un secondo crollo.

Anna Pedri

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