Roma, 6 giu – Ormai è lotta su tutti i fronti. Anche YouTube annuncia l’ennesimo giro di vite su contenuti nazionalisti, in odore di suprematismo (bianco) e teorie complottiste. La piattaforma video si accoda quindi a Facebook, che nei mesi scorsi ha messo il bavaglio alle stesse categorie, e spesso arbitrariamente ha falciato una serie infinita di pagine e profili con le stesse motivazioni; YouTube ha promesso la lotta senza quartiere al cosiddetto hate speech attraverso la censura dei video che “promuovono o elogiano razzismo e discriminazione“, o che negano eventi criminosi o violenti la cui evidenza è storicamente certificata – come l’Olocausto o la sparatoria alla scuola elementare Sandy Hook negli Usa. Pare infatti che tutto sia partito dal boom di visualizzazioni sulla piattaforma (più di 10 milioni in 10 giorni) di un filmato che avrebbe negato la sparatoria del 14 dicembre 2012 nella scuola elementare del Connecticut. Gli effetti di questa scure censoria, che con la scusa del suprematismo sta così silenziando ogni voce fuori dal coro del pensiero unico, non si sono fatti attendere: già nelle ultime ore svariati gruppi musicali nazionalisti hanno denunciato l’eliminazione arbitraria di parecchi dei loro contenuti (come nel caso degli ZetaZeroAlfa, che si sono visti eliminare il video di Fronte dell’essere, o dei Malnatt, a cui è stato cancellato il video ufficiale de Il ruggito del risveglio) o addirittura dei loro canali: tra questi gli italiani Spqr ed Hate for Breakfast.

Le Ong ringraziano

Il comunicato spiega anche che una parte dei video rimossi verranno comunque conservati e rimarranno a disposizione di ricercatori o associazioni non governative come materiale di studio da analizzare per “capire e combattere l’incitamento all’odio”. Un’occasione d’oro per le Ong come Avaaz, ad esempio, che potranno sezionare e scansionare il materiale censurato e farne l’ennesima freccia al proprio arco propagandistico.

Il comunicato


“Vietiamo nello specifico i video che affermano la superiorità di un gruppo per giustificare la discriminazione, la segregazione o l’esclusione basate su criteri come l’età, il genere, la razza, la casta, la religione, l’orientamento sessuale”, si legge in una nota diffusa dal colosso. “Rivediamo continuamente le nostre norme. Una delle aree più complesse e in costante evoluzione di cui ci occupiamo è l’incitamento all’odio. Abbiamo studiato a fondo come affrontare questi contenuti nel modo migliore, consultando dozzine di esperti su argomenti come l’estremismo violento, i movimenti suprematisti, i diritti civili e la libertà di parola. Sulla base di quanto abbiamo imparato, stiamo introducendo gli aggiornamenti”. Resta da capire (è una domanda retorica, conosciamo benissimo la risposta) se lo stesso rigido metro verrà applicato anche al terrorismo islamico, le fake news orchestrate dai media mainstream e la marea di canali antifascisti presenti sulla piattaforma che in quanto a odio, contenuti violenti e bugie non sono secondi a nessuno, nemmeno ai canali dei “nazisti dell’Illinois”; e quanto saranno arbitrari i criteri utilizzati per applicare tale censura.

Cristina Gauri

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