Roma, 6 giu – Il taglio a Quota 100 e Reddito di cittadinanza “non è assolutamente all’ordine del giorno. Lavoriamo con il Mef perché si prefigurano dei risparmi di spesa” visto che alcune somme erano state “un po’ sovradimensionate”. Lo assicura il premier Giuseppe Conte in un punto stampa da Hanoi, nel corso della sua visita in Vietnam, in merito alla bocciatura della Ue sui conti pubblici italiani e alla possibile apertura di una procedura d’infrazione per debito eccessivo. In merito al fatto che il Consiglio dei ministri possa non svolgersi venerdì, Conte chiarisce che “non c’è stato un rinvio, semplicemente non era stata fissata una data, perché non siamo riusciti a conciliare una data questa settimana. Ragionevolmente sarà la settimana prossima“.


“Non ci sarà alcuna manovra correttiva”

Il presidente del Consiglio poi ancora una volta ha voluto sottolineare che non è alle porte alcuna manovra correttiva, aggiungendo che l’Italia non ne ha bisogno. “Dal monitoraggio dei conti pubblici, effettuato costantemente – precisa infatti il premier -, emerge come si stia operando una sorta di autocorrezione naturale. Lo spiegheremo bene a Bruxelles: l’obiettivo programmato lo stiamo raggiungendo, i conti sono diversi da quelli prefigurati dall’Ue“.

“Flat tax? Aliquote saranno due o forse tre”

Per il premier, sulla Flat tax l’insistenza del vicepremier Matteo Salvini non è un problema. “Ma quelle sono convenzioni linguistiche, i primi a saperlo sono gli stessi leghisti”, afferma da Hanoi. “E’ ovvio che ci debba essere un minimo di progressività. Vedremo se le aliquote saranno due o forse tre, con la cosiddetta no tax area. Intendiamoci: io voglio una riforma fiscale molto più organica, sono molto più estremista… Se Salvini la pensa come me saremo in due, con Di Maio anche in tre”.

La riserva sulle dimissioni non è sciolta

Conte mercoledì era poi tornato sull’ultimatum dato alle forze politiche che reggono il suo esecutivo, Lega e M5S, da cui il premier pretende serietà, trasparenza e unità d’intenti. “Se ci sono i fatti, sono più determinato di prima. Se non ci sono i fatti io sarò irremovibile, punto“, ha precisato. La riserva sulle dimissioni non è quindi sciolta. “Se non posso operare dovrò prenderne atto e porre il problema nelle sedi istituzionali consone”, ha aggiunto, ribadendo che “Io non sono disposto a galleggiare, a vivacchiare dei mesi così. Ma ove mai sarà crisi, sarà la più trasparente della storia“.

“Non voglio essere il primo premier che subisce una procedura d’infrazione”

“Non voglio essere il primo premier italiano che subisce una procedura d’infrazione”, aveva affermato ancora. “L’Italia è la mia patria e io mi sento un patriota. Non voglio che il mio Paese sia assoggettato a questa procedura”. Quanto all’Unione europea, “la procedura è partita perché vengono applicate le regole europee. Per un Paese dell’Unione non è sufficiente dire ‘quelle regole non le riconosco’. Proviamo a modificarle, ma intanto lavoriamo in quel perimetro. Altrimenti la procedura scatterà, a prescindere dalla volontà del singolo Paese”, conclude Conte.

Adolfo Spezzaferro

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