Roma, 11 apr — I soldati russi avrebbero rubato dai laboratori di ricerca del sito di Chernobyl 133 sostanze radioattive «paragonabili a 700 kg di rifiuti radioattivi con radiazioni beta e gamma». Un mix altamente letale, sottratto quasi sicuramente senza le adeguate protezioni e misure anti-radiottività.

Lo ha denunciato via Facebook l’Agenzia statale per la zona di esclusione, (la porzione di territorio ucraino compreso nel raggio di 30 km dal sito dell’ex-centrale nucleare e istituita in seguito all’incidente del 1986) sottolineando he «anche una piccola parte di queste sostanze può essere mortale se gestita in modo non professionale», e che «l’ubicazione delle sostanze rubate è attualmente sconosciuta. Non è possibile neppure determinare il grado di conservazione e sicurezza delle sorgenti di calibrazione e delle soluzioni radioattive campione e lo stato del danneggiato sarà determinato dopo misurazioni appropriate».

L’occupazione di Chernobyl

L’esercito russo aveva occupato il sito di Chernobyl dal 24 febbraio fino al 31 marzo, giorno di inizio ritirata. Sempre la stessa Agenzia ucraina ha avvertito del grave rischio che starebbero correndo i soldati russi. I quali, se non troveranno qualche modo per sbarazzarsi delle sostanze sottratte all’ex-centrale, «nel giro di due settimane settimane, è garantito il verificarsi di ustioni da radiazioni e l’inizio della sindrome da radiazioni con i suoi processi irreversibili sul corpo».

L’allarme dell’Ucraina 

A questa preoccupazione si aggiunge l’allarme lanciato dal ministro dell’Energia ucraino, German Galushchenko, il quale aveva preconizzato la morte entro un anno ai soldati russi che hanno scavato trincee vicino alla centrale nucleare di Chernobyl nella cosiddetta «Foresta rossa». Questo per le radiazioni a cui sono stati esposti rivoltando e zolle di terreno ancora ricche di polveri radioattive. Un pericolo confermato anche da Petro Kotin, capo della Società statale ucraina per l’energia nucleare Energoatom: «Sono stati registrati livelli anormalmente elevati di radiazioni», superiori di 10-15 volte rispetto ai normali standard dell’ex-centrale, con picchi anormali della cosiddetta Radiazione Beta di «160 volte superiore alla norma».

L’avere scavato a profondità maggiori di 40-80 cm ha poi portato allo scoperto una quantità imprecisata di frammenti di combustibile nucleare irradiato, e muratura di grafite: «Quando ingerito, questo tipo di radiazione è decine e centinaia di volte più potente delle radiazioni gamma e beta», ha sottolineato Energoatom, specificando che i soldati russi presenti sull’area «per quasi 30 giorni dovranno affrontare malattie da radiazioni di varia gravità».

Cristina Gauri

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