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Roma, 24 feb – C’è un testimone chiave che potrebbe chiarire cos’è accaduto davvero in Congo. Si tratta di Rocco Leone, l’unico italiano sopravvissuto all’agguato in cui sono stati uccisi l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e il loro autista Mustapha Milambo. I carabinieri del Ros, giunti nella Repubblica Democratica del Congo su delega della Procura di Roma, acquisiranno i verbali delle testimonianze raccolte dagli inquirenti locali delle persone presenti sul luogo dell’agguato. E tra queste c’è anche quella del 56enne Rocco Leone, rimasto illeso nel conflitto a fuoco.

Chi è Rocco Leone, italiano sopravvissuto all’agguato

L’italiano superstite è il vice direttore del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Pam) a Kinshasa. E’ laureato in matematica e originario di Prato, dove vivono il padre e due sorelle ed è conosciuto anche per la sua attività di scout. Leone è stato infatti per molto tempo membro dell’Agesci. Il cooperante toscano lavora da venti anni per il Worl Food Programme dell’Onu e si trovava in Congo da due anni, dopo aver vissuto in molte nazioni africane.

“Siamo tanti cugini e abbiamo una chat a cui partecipa anche Rocco – dice a Notizie Prato un cugino di Leone – ma al momento non si è fatto ancora sentire. So per certo che è ricoverato sotto choc e che non ha riportato ferite. Mi pare anche di aver capito che i carabinieri stanno organizzando il rientro in Italia che, presumo, sarà fatto in tempi brevi. Ormai da vent’anni mio cugino lavora all’estero, in giro per il mondo e per questo motivo la frequentazione è sporadica ma ho sempre avuto suo notizie nel corso del tempo”.

Stando poi alle dichiarazioni di un amico, rilasciate sempre al quotidiano Notizie Prato, il cooperante italiano non sembrava particolarmente preoccupato. “Il suo lavoro non è una semplice professione ma corrisponde alle sue passioni alla sua voglia di conoscere il mondo, di conoscere il mondo e di aiutare gli altri – dice l’amico di Leone – con lui mi sono visto circa un mese fa ma non mi sembrava preoccupato, lo era di più quando viveva in altre parti del continente africano. Nulla avrebbe fatto presagire quello che è successo”.

La testimonianza chiave dell’italiano sopravvissuto

Rocco Leone si trova quindi, comprensibilmente sotto choc, in un ospedale congolese. E’ comunque in buone condizioni fisiche, come confermato dai suoi familiari, e presto potrà fornire ai carabinieri del Ros un racconto preciso di quanto successo sulla strada da Goma a Rutshuru. La sua testimonianza, quasi superfluo ribadirlo, potrebbe diradare tutte le ombre che ancora avvolgono questa terribile vicenda.

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. fermo restando il doveroso omaggio verso i nostri connazionali deceduti,bisognerà prima o poi avere il coraggio di dire che questi nostri Caduti sono morti per nulla.

    questa balzana idea che “bisogna aiutare l’Africa” a costo della vita dei nostri connazionali,andrebbe messa nel bidone della differenziata senza troppe remore.

    l’Africa andrebbe ABBANDONATA senza se e senza ma,unica maniera di responsabiizzare i popoli che la compongono; l’idea che “dobbiamo aiutare” in quanto avremmo “depredato” quel continente,è una idea che può andare bene solo alla pensionata gattara ex statale che vota PD.

    a proposito,speriamo davvero che questo letale attentato,non sia “figlio” di quanto i nostri governi hanno attuato fino ad ora; ossia quello di PAGARE RISCATTI MILIONARI tanto da rendere i nostri connazionali all’estero autentici bancomat ambulanti ed esponendoli financo al rischio di morte.

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