Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 24 feb – Il politicamente corretto non smetterà mai di stupirci: dopo aver santificato assassini e terroristi, ora è la volta degli squilibrati. In questo caso l’aureola è destinata alla testa di Violet Gibson, la donna irlandese che nel 1926 sparò a Benito Mussolini. La brillante idea è venuta a Mannix Flynn, consigliere comunale di Dublino, che ha presentato una mozione per dedicare una targa commemorativa all’attentatrice del Duce. E poco importa che sia ben documentato che la Gibson era matta da legare (e infatti terminerà i suoi giorni in un manicomio inglese), e che quindi il gesto, probabilmente, non fu di natura politica. L’unico «merito» che pare si possa riconoscere alla signora è, manco a dirlo, il sesso femminile: «Come capitato a molti autori di gesti straordinari, soprattutto se donne, Violet Gibson è stata dimenticata dall’establishment britannico e irlandese. Col tempo diventata una pazza da nascondere. Ma adesso basta», ha tuonato Flynn in tutta serietà.

Chi era la donna che sparò a Mussolini

Nata a Dublino nel 1876, Violet Gibson apparteneva a una rispettata famiglia di nobili origini, tanto da venir introdotta da «debuttante» alla corte della regina Vittoria. Inizialmente seguace della teosofia, in seguito si convertirà al cattolicesimo, tanto da trasferirsi in un convento di Roma, dove condurrà una vita monacale. Affetta da instabilità mentale e convinta che il Signore le parlasse, chiedendole di compiere un sacrificio umano, nel 1925 tenterà addirittura il suicidio sparandosi un colpo di pistola al petto. Un anno dopo la grande illuminazione: attentare alla vita del Duce. La donna, in effetti, sparò a Mussolini il 7 aprile 1926 all’uscita di un palazzo sul Campidoglio. Ma, purtroppo per lei, il suo colpo raggiunse il fondatore del fascismo solo al naso, tanto che il Duce sarà costretto a girare con una vistosa fasciatura al volto.

Leggi anche: Quegli insospettabili legami tra Gramsci e Mussolini

Il politicamente corretto riscrive la storia

Salvata dal linciaggio della folla, Violet Gibson fu quindi condotta in questura per essere interrogata. Non ci volle molto a capire che la donna era completamente pazza. Tant’è che il Tribunale speciale finirà per assolverla per manifesta infermità mentale. A quel punto, la Gibson verrà estradata in Inghilterra con la richiesta di non venir mai liberata. Desiderio esaudito dai governanti inglesi, anche in seguito al 1945. Rinchiusa nell’ospedale psichiatrico St Andrews, a Northampton, la donna che sparò a Mussolini terminerà i suoi tristi giorni in manicomio, spegnendosi nel 1956. Una ben misera paladina dell’antifascismo, si converrà. E infatti nessuno si sognò mai di farne un’icona «progressista». Ma il tempo, si sa, sbiadisce i ricordi, e il politicamente riscrive la storia. E così l’anno scorso è stato prodotto un film, Violet Gibson, the Irish Woman Who Shot Mussolini, e ora arriva anche la richiesta di commemorarla con una targa. Se son questi gli eroi degli antifascisti…

Valerio Benedetti

La tua mail per essere sempre aggiornato

5 Commenti

  1. notare l’autonomia della magistratura di allora che in pieno Fascismo applicava l’incapacità di intendere e di volere all’autrice di una reale tentato omicidio di Mussolini.

    una dittatura davvero “sui generis” quella del Duce;

    – con una magistratura indipendente
    – con un dittatore destituito dal Gran Consiglio del Fascismo,fatto arrestare dal Re e portato via dai CC.

    adesso mettete pure tutte le targhe che volete in Irlanda, che tanto noi abbiamo una Maria Pasquinelli,che matta non lo era nemmeno di striscio:

    solo una autentica Patriota.

  2. Dimenticata perchè …. ha sbagliato mira !
    Dimenticata ? ma se la stanno ricordando !!!!

    Noi abbiamo DIMENTICATO Gaetano Bresci ….. che uccise il TIRANNO … che ordinò di sparare a CANNONATE sulla folla ….

  3. I primi a dover essere tutelati dall oltraggioso accostamento con una squilibrata che attentò la vita di Mussolini per puro squilibrio mentale e non per amore di libertà dovrebbero essere gli autentici antifascisti che in quegli anni pativano esilio confino prigione e manganello. La folle donna irlandese aveva già attentato alla vita di una domestica e di sé stessa. Va compatta per come la pazzia le rovinò la vita e non esaltata per un’azione dettata da follia ed esibizionismo. Se poi la sua mano fu armata da altri allora sarebbe interessante scoprire chi la mandò a immolarsi al proprio posto.

Commenta