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Roma, 22 feb – La Repubblica Democratica del Congo, dove stamani sono stati uccisi l’ambasciatore italiano Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, è una terra senza pace. L’ex Zaire e ancor prima Congo belga, è stato distrutto da lunghi anni di guerra civile. Molte aree di questa nazione africana sono ampiamente fuori controllo. Una di queste è lo straordinario parco nazionale dei Virunga, patrimonio Unesco dell’umanità dal 1979. Per capire chi potrebbe avere ucciso oggi i due italiani è utile saperne di più su questa zona del Congo. Vi spieghiamo perché.



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Un patrimonio Unesco diventato una polveriera

Attanasio e Iacovacci erano partiti dalla città di Goma, capitale provinciale del Nord Kivu, per dirigersi a nord verso Rutshuru. Un tragitto che taglia proprio il parco Virunga. L’ex Parc Albert è un luogo di incredibile bellezza, celebre in tutto il mondo come rifugio degli ultimi gorilla di montagna, la cui esistenza è messa in pericolo da guerra, bracconaggio e lobby del petrolio. Si tratta di un’area di 7.800 chilometri quadrati che ospita però, oltre a specie animali uniche, anche diversi gruppi armati in lotta tra loro e contro le autorità di Kinshasa. Il parco è sulla carta protetto dai rangers locali (guardaparco), addestrati come un piccolo esercito. Un dato però la dice lunga sulla stabilità di questa zona: negli ultimi 25 anni sono stati uccisi almeno 200 rangers all’interno del Virunga. In nessun altro sito del mondo nominato patrimonio Unesco è mai accaduta una tale carneficina, o meglio nessun altro ha pagato un tributo di sangue così alto per essere tutelato.

L’ambasciatore italiano e il programma Pam

Ma che ci facevano in quell’area i due italiani uccisi? Si stavano recando a Rutshuru per una visita di monitoraggio a un programma di alimentazione scolastica del Pam. Premio Nobel per la pace nel 2020, il Pam (Programma alimentare mondiale), è la più grande organizzazione umanitaria del mondo, ovvero un’agenzia Onu che si occupa appunto di assistenza alimentare. Due mezzi del Pam facevano parte del convoglio attaccato oggi. La polizia del Nord Kivu ha dichiarato al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung di non essere stata messa a conoscenza di questo viaggio. E di essere “sorpresa” dalla presenza in questa zona dell’ambasciatore italiano “senza la protezione della polizia”. Un modo probabilmente per disinnescare eventuali polemiche per la mancata protezione assicurata, visto che il Programma alimentare mondiale ha fatto sapere che il convoglio attaccato viaggiava su una strada in cui era stato autorizzato il transito senza scorta.

Chi ha ucciso l’ambasciatore italiano? Le ipotesi

Come mai allora è stato attaccato il convoglio? E chi è stato a colpirlo? L’ipotesi di un tentato rapimento è fondata, ma è intrinsecamente legata alle attività dei gruppi armati operativi nel Nord Kivu. Gli sforzi dei guardaparco per tentare di bloccare lo sfruttamento illegale delle risorse naturali del parco Virunga – su tutte carbone e pesce – non sono visti di buon occhio da chi vorrebbe saccheggiare impunemente. Oltretutto i rangers collaborano strettamente con l’esercito congolese, con tanto di azioni congiunte anti-terrorismo. Interventi che non sono riusciti però a mettere fine alle attività della guerriglia. Negli ultimi tre anni, nell’area in cui è stato ucciso l’ambasciatore italiano, sono state rapite almeno 170 persone. I sequestratori, richiesta di riscatti a parte, hanno innanzi tutto l’obiettivo di sabotare l’enorme potenziale turistico del Virunga.

Nel Nord Kivu agisce un novero impressionante di gruppi armati, alcuni dei quali misconosciuti. Molti giornali citano la milizia “Mai Mai”. In realtà il termine “Mai Mai” si riferisce a una costellazione informe di milizie, che fanno capo a diversi signori della guerra e capi tribù. E’ quindi tutto tranne che semplice distinguerle. Uno dei gruppi in assoluto più pericolosi è però l’Adf, acronimo che sta per Allied Democratic Forces. Nate in Uganda, ma attive anche nella Repubblica Democratica del Congo, le Forze alleate democratiche sono un’organizzazione terroristica di matrice jihadista che attacca spesso civili. Le Nazioni Unite hanno accusato più volte l’Adf di crimini di guerra e negli ultimi anni le loro azioni sono state rivendicate dall’Isis. L’affiliazione di questo gruppo armato allo Stato islamico è in realtà incerta. Molti analisti la mettono in dubbio, ma sta di fatto che in meno di due anni l’Adf ha ucciso più di mille civili. E continua a imperversare proprio nell’area in cui hanno trovato la morte l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci.

Eugenio Palazzini

 

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