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Roma, 26 ott – Si è tenuto ieri in Cile un referendum costituzionale che segna uno spartiacque nella storia della nazione sudamericana. Con il trionfo dell’«Aprobo» a discapito del «Rechazo» – 78,12% contro 21,88% degli elettori, con un’affluenza intorno al 50% – ha inizio l’iter che porterà al Cile una nuova Costituzione, abbandonando quella del 1980 redatta durante il regime di Augusto Pinochet. Costituzione che ha reso il Cile una delle nazioni con le più profonde disuguaglianze sociali, che hanno portato alle gigantesche proteste di ottobre 2019 contro il carovita generale, causate da un modello ultraliberista con privatizzazioni di qualsiasi settore strategico che, anche dopo la deposizione di Pinochet, non ha mai abbandonato il Cile.

Il referendum del Cile

Il referendum constava di due quesiti: nel primo si chiedeva se accettare o respingere l’idea di una nuova legge fondamentale, nel secondo invece si è chiesto come dovesse comporsi la futura assemblea costituente. Ha prevalso (79%) l’opzione che prevede una “Convenzione Costituente” completamente eletta dal popolo, le cui elezioni si terranno il prossimo 11 aprile, pochi mesi prima peraltro delle elezioni presidenziali previste a novembre sempre del prossimo anno. L’altra opzione ipotizzava una camera composta al 50% da parlamentari già eletti e un altro 50% da cittadini da eleggere.

Piñera: “La nuova Costituzione casa di tutti”

Il presidente cileno Sebastián Piñera, all’epoca ministro del Lavoro del governo Pinochet, per poi votare contro il secondo mandato del dittatore nel 1988, ha dichiarato che “i cileni hanno espresso la loro volontà, scegliendo un’Assemblea costituente che avrà piena uguaglianza per redigere una nuova Costituzione per il Cile“. Secondo Pinera “ciascun voto ha avuto lo stesso valore, ha trionfato la cittadinanza, l’unità sulla divisione, la pace sulla violenza, questo è un trionfo dei cileni”. Questo referendum, ha concluso, “non è la fine, ma l’inizio di un cammino che tutti insieme dobbiamo percorrere per arrivare alla nuova Costituzione che deve essere la casa di tutti”.

Riccardo Natale

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