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Roma, 23 mag – Il governo di Pechino ha annunciato di non aver registrato contagi in tutta la Cina per la prima volta dall’inizio dell’epidemia di coronavirus. Anzi, per la precisione da quando ha iniziato a raccogliere i dati sul coronavirus, ovvero a gennaio. Ormai d’altronde si ha quasi la certezza che la diffusione del Covid sia iniziata molto prima e semmai resta ancora da stabilire per quanti mesi nessuno se ne sia accorto o le autorità cinesi abbiano sottovaluto i primi contagi. Sta di fatto che esattamente il giorno dopo l’apertura del Congresso del Popolo, incentrato in particolare sulla celebrazione dei “grandi successi” ottenuti dalla Cina nella lotta al coronavirus, è arrivato l’annuncio: oggi non si registrano infezioni.

E’ davvero così? Difficile dirlo, perché non è un segreto che la poca trasparenza di Pechino costringe tutti ad attenersi a quanto viene comunicato senza facilmente poter dimostrare il contrario. I dubbi sull’affidabilità dei dati forniti dal governo cinese permangono soprattutto se consideriamo che il virus è nato in Cina e si è diffuso sempre in Cina prima che altrove, ma il bilancio ufficiale di contagi e vittime confermati da Pechino è tutto tranne che impietoso in termini assoluti. Anche considerando appunto che il virus ha circolato per molto tempo in una nazione enorme senza che nessuno facesse nulla per contenerne la diffusione, a prescindere appunto dalle conoscenza o meno che si aveva a riguardo.

Cosa ci dicono i dati

La Cina è la nazione più popolosa del mondo, contando circa 1,4 miliardi di abitanti. Eppure al 23 maggio 2020, data odierna in cui ha appunto dichiarato zero contagi, stando ai dati ufficiali comunicati dal governo di Pechino i casi totali di coronavirus rilevati sono 82.971. Di questi: 78.258 sono stati dichiarati guariti e 4.634 sono i morti confermati. Bene, facciamo allora qualche paragone esemplificativo per comprendere che obiettivamente qualcosa sembra non tornare.

Partiamo dalle nazioni europee maggiormente colpite dal virus. Il Regno Unito (67 milioni di abitanti circa) ha dichiarato a ieri 248.293 casi e 35.704 morti. La Spagna (47 milioni di abitanti circa) ha dichiarato 232.555 casi e 27.888 morti. L’Italia (60 milioni di abitanti circa) ha dichiarato 228.006 casi e 32.486 morti. La Germania (83 milioni di abitanti circa) ha dichiarato 176.752 casi e 8.147 morti. E’ evidente dunque che ci sono delle differenze tra una nazione europea e l’altra, l’impatto del virus non è stato analogo (per diversi motivi, alcuni dei quali ancora da esaminare attentamente) ma non così incredibilmente sproporzionato se paragonato al rapporto tra numero di abitanti, casi dichiarati e morti confermati.

Siamo condizionati da un occidentalismo con il paraocchi che ritiene dunque le nazioni europee più trasparenti e affidabili nella comunicazione dei dati sul coronavirus? Anche fosse, possiamo tranquillamente porre un altro esempio non tacciabile di basarsi su una pregiudiziale in tal senso. L’Iran (82 milioni di abitanti circa, più o meno come la Germania insomma) a ieri ha confermato 132mila casi di coronavirus e 7.300 decessi. La Russia (145 milioni di abitanti circa) ha confermato 336mila casi e 3.388 decessi. Ora, possibile che la Cina con 1,4 miliardi di abitanti abbia praticamente già sconfitto il coronavirus e si sia fermata davvero a circa 83mila contagi? Qualcuno obietterà: eh, la Cina sarà riuscita a contenere la diffusione del virus nella regione di cui fa parte il primo, nonché principale, focolaio di Wuhan. Ecco, la regione di Hubei ha più meno lo stesso numero di abitanti dell’Italia. Insomma, o mezzo mondo sta bluffando oppure la Cina non ce la racconta giusta.

Eugenio Palazzini

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