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Roma, 21 giu – Neppure il Covid ferma la mattanza. In Cina anche quest’anno si terrà il festival di Yulin, nella regione autonoma di Guangxy Zhuang. Un tradizionale, quanto purtroppo atroce, appuntamento. Altrimenti noto, in inglese, come “Yulin dog meat festival”, si tratta di una sorta di sagra dedicata alla carne di cane. Una barbarie più volte denunciata a livello internazionale che però i cinesi, o almeno una parte di loro, non reputano tale. L’evento è piuttosto sanguinario, nelle varie edizioni passate molti animali sono stati scannati sul posto e anche quest’anno accadrà la stessa cosa.



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Cina, l’orrore dei cani trucidati

Le autorità non hanno infatti vietato il festival e stando a quanto riportato da The Mirror, i venditori sono già stati fotografati mentre vendevano cuccioli di cane macellati a Yulin.
Il festival, che inizia oggi, dura dieci giorni. Ma la cittadina che lo ospita non è l’unica zona della Cina in cui vengono sistematicamente uccisi cani per essere poi cucinati. La pratica è presente in diverse aree della nazione asiatica, in particolare nelle periferie delle grandi città e nelle zone rurali del Nord e del Sud. E la Cina non è l’unico Paese dell’estremo oriente a uccidere e cucinare cani. Soprattutto in Corea si tratta di un uso molto diffuso. Ma anche in Vietnam e Cambogia vi sono aree dove ancora si usa mangiare questo animale che in Occidente è considerato chiaramente intoccabile.

Un orrore senza fine? Qualche piccolo progresso si intravede

Oltre agli aspetti etici e alimentari, va rimarcata anche la questione igienica. Spesso i cani in Cina vengono macellati, a volte previa bollitura da vivi,  su luride pavimentazioni di rifiuti e scarti e senza seguire alcun tipo di norma igienica. La possibilità dunque che si diffondano malattie è molto alta. Va detto però che alcune grandi città cinesi, come Shenzhen e Zhuhai, dal 1 maggio 2020 impongono sanzioni pesanti nei confronti di chi traffica o consuma carne di cane o di gatto. E una nota del ministero dell’Agricoltura e delle Attività Rurali – che ne vieta l’utilizzo nei laboratori per scopi scientifici – definisce questi animali “amici dell’uomo”. Piccoli, ma non trascurabili, progressi.

Alessandro Della Guglia

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