Roma, 22 ott – Un carabiniere è rimasto contuso a Hebron, in Cisgiordania, durante l’attacco di un palestinese armato di coltello a due soldati israeliani, uno dei quali è rimasto ferito al petto. Il militare italiano è riuscito a sottrarsi alla minaccia, prima che l’aggressore venisse neutralizzato dalle forze di sicurezza di Tel Aviv presenti sul posto. L’episodio, di per sé fortunatamente senza gravi conseguenze, pone in evidenza però una delle missioni tricolori meno conosciute. Il carabiniere contuso era infatti impegnato nella missione di peace-support Tiph (Temporary International Presence in Hebron) voluta sia dal Governo d’Israele e che dall’Autorità Nazionale Palestinese, firmatari dell’Accordo Interinale sulla West Bank e sulla Striscia di Gaza del 28 settembre 1995.

L’accordo prevedeva, oltre al ripiegamento dell’esercito israeliano (I.D.F.) da una parte della città di Hebron, anche la presenza temporanea di una forza di osservatori internazionali. Inizialmente alla missione presero parte Danimarca, Italia, Norvegia, Svezia, Svizzera e Turchia. Parte del personale impiegato fu rimpatriato il 10 febbraio 2006, a causa della situazione di forte tensione instauratasi in seguito agli scontri dell’8 febbraio dello stesso anno a Hebron. Il 26 giugno 2006 i militari italiani rientrarono ad Hebron riprendendo poi l’attività di pattugliamento diurno. Oggi nella città palestinese, il cui centro storico è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità nel 2017, costituiscono l’unico personale militare internazionale. Gli operatori sul campo italiani, trattandosi di missione civile, sono però disarmati.

Eugenio Palazzini

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