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clandestini

Roma, 10 ago – Se ci fossero ancora dei dubbi circa l’invasione che l’Europa sta subendo in questi ultimi anni da parte di orde di clandestini, sulle quali, è bene ricordarlo, ruotano cospicui interessi economici, non solo da parte dei trafficanti di uomini, ci vengono in soccorso i numeri o la statistica a darcene conferma. Il Pew Research – che altri non è che un think tank statunitense atto a fornire informazioni sugli andamenti demografici e sociali del pianeta – sulla scorta dei dati raccolti da Eurostat ha elaborato un interessante rendiconto di quanto accaduto lo scorso anno in Europa. Nel corso del 2015, all’interno dei 28 paesi membri dell’Ue più Svizzera e Norvegia sono state accolte 1,3 milioni di richieste d’asilo. In pratica 250 richieste di asilo per ogni 100 mila residenti. Ma la ripartizione non è affatto equa: se infatti l’Ungheria ha visto 1770 richiedenti asilo ogni 100 mila abitanti e la Svezia ne ha registrate 1600 ogni 100 mila, la Germania ha limitato l’ingresso a 549, la Francia a 110 e il Regno Unito a soli 60 ogni 100 mila abitanti.

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Il record di richieste di asilo del 2015 in un grafico molto eloquente

Sul totale dei richiedenti asilo giunti in Europa nel corso del 2015 il 73% era di sesso maschile. Ma se per i paesi realmente in guerra (Siria e Iraq) il dato si allinea con questa percentuale – il 71% dei richiedenti asilo siriani erano uomini, e il 75% di chi arrivava dall’Iraq – se si vanno ad analizzare i dati relativi ai paesi non in guerra abbiamo percentuali di sesso maschile preponderanti: il 97% di chi arriva dal Gambia è una “risorsa” maschile, il 95% di chi arriva dal Pakistan e il 97% di chi arriva dal Bangladesh. Questi numeri sopra riportati dovrebbero fare molto riflettere visto che i soggetti che scappano dalle guerre dovrebbero corrispondere ai profili più deboli: donne, bambini e anziani. Viceversa ci ritroviamo di fronte ad un esercito di maschi dai 18 ai 34 anni che per la maggior parte scappa da paesi dove la guerra non c’è.

In Italia si continua a non voler guardare al problema e in maniera indefessa si fa entrare chiunque. Con le ovvie conseguenze che stiamo vivendo in questi ultimi giorni. La Francia ha letteralmente sigillato la frontiera con Ventimiglia e la medesima cosa è occorsa a Chiasso, lungo il confine con la Svizzera con migliaia di clandestini in attesa di allocazione accampati nei pressi della stazione ferroviaria di Como San Giovanni. Solo nella scorsa settimana, secondo i dati forniti dall’Amministrazione federale delle dogane del cantone ticinese, sono state fermate 1349 persone entrate illegalmente in Svizzera. Di queste 1102 sono state respinte in Italia.

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La popolazione europea non pare essere concorde con le politiche di accoglienza

Situazione che si avvia verso l’implosione e che creerà non pochi problemi di carattere sociale ed economico. Già, perchè tutte queste emergenze hanno anche un costo che se in parte sopperito dai contributi europei, rischia in ogni caso di impattare per anni sulla crescita economica dell’eurozona. Le “risorse” rischiano di trasformarsi in zavorra per le cancellerie del Vecchio continente. Inoltre, lascia sgomenti e adirati l’analisi statistica fornitaci da Pew Research non solo perchè a scappare sono soltanto giovani uomini – che la guerra dovrebbero farla, nel caso provenissero da zone in cui si combatte, ma abbiamo visto che per la maggior parte così non è – ma anche perchè i numeri non lasciano più alcun dubbio: trattasi di invasione programmata. Parliamoci chiaro, in Africa e Medio oriente le guerre ci sono da decenni e l’Europa ha vissuto momenti più felici da un punto di vista economico (boom industriale ed economico degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso). Perchè solo in quest’ultimo lustro queste orde di immigrati si stanno riversando verso il Vecchio continente? Una domanda che potrebbe sfociare nel più facile dei complottismi. Ma la realtà è una e una sola, ed evidenzia in maniera inequivocabile tutte le nostre debolezze e i nostri errori. Che continuiamo imperterriti a perpetrare anche soltanto nel segreto dell’urna.

Giuseppe Maneggio

 

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