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putinRoma, 12 ott – Ricatti, minacce, dialogo ai minimi storici. Se parlare di rischio guerra tra Russia e Paesi Ue appare eccessivo, di sicuro la tensione almeno a livello diplomatico si fa sentire e non poco. Prima Angela Merkel ha paventato ulteriori sanzioni contro Mosca, poi Hollande e Putin sono arrivati allo scontro verbale, con il leader russo che ha deciso di rinunciare al viaggio in Francia. Infine la sparata dell’istrionico ministro degli Esteri britannico Boris Johnson: “La Russia deve essere indagata per crimini di guerra ad Aleppo e rischia di diventare una nazione-paria”. Chiaro il riferimento agli “intoccabili”, gli appartenenti alla classe sociale più bassa dell’India. Johnson ha poi invitato a manifestare davanti alle ambasciate russe nel mondo. Un’uscita sicuramente infelice che va a gettare benzina su un fuoco già accesso e decisamente pericoloso.

Perché se gli Stati Uniti si limitano ad utilizzare lo spauracchio post-sovietico nella campagna elettorale per le presidenziali, con repentini cambi di passo mediatici che alternano basso profilo e accuse al fulmicotone, le potenze europee si stanno coalizzando in un attacco diplomatico a Mosca per certi versi senza precedenti dalla caduta dell’Unione Sovietica. L’epicentro dello scontro viene identificato un po’ da tutti in Siria, perché nonostante le recenti e insperate aperture tra Erdogan e Putin, o per meglio dire anche a causa di queste, i principali attori della politica estera europea stanno subendo un isolamento non soltanto momentaneo in Medio Oriente. Il pretesto umanitario sa molto di pianto ipocrita, perché la realtà dei fatti, fuori dalle prese di posizione ufficiali e dalle parole urlate, è sempre più evidente: la Russia si sta affermando come nuovo punto di riferimento nella lotta al terrorismo anche svolgendo quel “lavoro sporco” che nessun altro si sobbarca, vuoi per non incorrere nelle ire di Washington vuoi per le incapacità strutturali al sistema politico interno dell’Unione Europea. Ecco allora che un’accusa a Mosca al giorno serve a togliersi il pensiero di agire realmente.

La stessa Siria sembra ormai tragicamente utilizzata dai governi europei come una pedina di una scacchiera da muovere sempre in direzione anti-Mosca. E la torre è Aleppo, città che ogni giorno sui media internazionali viene da una parte descritta come un grande cimitero messo in piedi da Assad e dall’altra come l’ultimo baluardo dei ribelli bravi e democratici. Quando in realtà è la seconda città siriana falcidiata da gruppi di terroristi ben noti, sostenuti a più riprese e in vario modo dagli stessi governi che se ne fanno scudo oggi a livello diplomatico e mediatico. Di fatto se Assad, con il sostegno di Putin, riuscirà finalmente a riconquistare la zona est di Aleppo, finirebbero non solo per Washington ma anche e soprattutto per Merkel e sodali europei le attenuanti farlocche per discolparsi dalle colpe reali.

Perché aver seguito pedissequamente gli Stati Uniti nel dagli al tiranno Assad, non ha portato ad altro che ad un fallimento generale sulle macro questioni internazionali: terrorismo, immigrazione e crisi economica. Agitare lo spauracchio di una terza guerra mondiale, comunque al momento improbabile, non serve, serve invece un cambio di rotta repentino da parte di un’Europa che rischia di fare la fine che Boris Johnson si augura per la Russia: quella del paria, ultimo tra gli ultimi, alla ricerca di un posto da comprimario non richiesto nello scacchiere internazionale.

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. quanta ipocrisia da parte degli di EU-US-UK e questo non mi stupisce….ma che il nostro ministro Gentiloni che si unisce al coro degli scellerati che chiedono di incriminare la Federazione Russa per crimini di guerra per il solo fatto di appoggiare il legittimo Presidente della Siria, beh mi sembra una cagata…vi rendete conto? Gentiloni un ministro del governo di un tale fighetto di Firenze, che osa parlare della Russia e del Presidente Putin…siamo propio alle comiche…..la frau Merkel, ormai rincoglioniota e gelosa che chessun profugo ci provi ad assalirla sessualmente che sbandiera una autorevolezza indipendente dalle indicazioni US, per non parlare del gallo che non ha imparato niente dagli e/orrori fatti dal suo predecessore ( vedi assasinio del leader Gheddafi) e continua a credere di avere voce in capitolo. Infine Boris il britannico, su di lui solo vomito… mi rendo conto che questo mio commento non ha nulla di interessante….vuole essere solo uno sfogo educato.

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