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Roma, 22 dic – Ultimo dell’anno a Colonia? Niente paura, quest’anno, il sindaco della città simbolo dei crimini sessuali legati all’immigrazione ha deciso di correre ai ripari: contro le possibili aggressioni sessuali verrà lanciato… il braccialetto del «rispetto». Il ricordo di quanto accadde la vigilia di Capodanno del 2015 è ancora vivo: malgrado i costanti tentativi di minimizzazione e insabbiamento, un rapporto della polizia criminale federale tedesca svelò che erano state ben 1200 le donne che subirono aggressioni sessuali a Colonia, Amburgo, Stoccarda e altre città tedesche, per mano di circa 2000 uomini coinvolti, nella quasi totalità di origine immigrata.



Da qui la contromisura, se così si può chiamare, da parte delle autorità cittadine. In sostanza ci sarà una campagna volta a dire alle persone che non sta bene attaccare sessualmente il prossimo o sparare i fuochi d’artificio contro le persone, gli edifici o la polizia. I braccialetti stessi sono stati pensati per informare gli altri che quando ci si avvicina a quella persona occorre essere rispettosi. Geniale, perché nessuno ci ha pensato prima? Dire agli stupratori di non stuprare. E magari ci si aspetta che loro passino oltre, magari chiedendo scusa. Certo, è facile fare del sarcasmo, ma a ben vedere è proprio questa la politica di dissuasione pensata dal comune di Colonia. L’idea che gli stupratori immigrati siano in fondo giustificabili perché magari non sanno di fare del male al prossimo è del resto radicata nel pensiero dominante buonista, come testimoniato da quell’avvocato italiano che se ne uscì con la sconcertante frase: «Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, su una spiaggia, non si può violentare una persona, perché lui probabilmente non lo sa nemmeno, non lo sa proprio». Bene, ora agli immigrati lo stanno spiegando con le buone, vedremo i risultati. Il sindaco di Colonia, Henriette Reker, non è comunque nuova a iniziative e dichiarazioni discutibili sull’argomento. Alla domanda di una giornalista, poco dopo l’ultimo dell’anno incriminato, su come le donne si possano proteggere da certi attacchi, rispose consigliando di «tenere la distanza di un braccio dagli stranieri» e di «non cercare di propria iniziativa la vicinanza con le persone che non si conoscono o con le quali non si ha un buon rapporto».

Oltre a ciò, Reker raccomandò alle giovani donne «di stare sempre in piccoli gruppi, di non staccarsi, nemmeno quando si ha voglia di fare festa». E magari, perché no, impedire loro di uscire di casa. E, se proprio questo debba essere necessario, che indossino almeno indumenti poco vistosi, magari un velo. Tutto ha una sua logica, comunque: se si ritiene che la «distanza di un braccio» possa scoraggiare uno stupratore, perché non può farlo un «braccialetto del rispetto»? Il distacco dalla realtà non poteva essere più ampio. Più piantato con i piedi per terra, il capo della polizia di Colonia, Uwe Jacob, ha dichiarato: «Ci aspettiamo un evento simile a quello dell’anno precedente. Ma non mi importano le nazionalità di coloro che scenderanno in piazza, con tutto il dovuto rispetto. Le regole si applicano a tutti». Anche il lavoro delle forze dell’ordine, tuttavia, non è facile, in Germania, soprattutto quando si parla di stranieri e c’è sempre qualcuno pronto ad agitare lo spettro del razzismo e dei campi di concentramento.

Il 31 dicembre scorso, per esempio, per evitare che si ripetessero i misfatti dell’anno passato, la città di Colonia ha dispiegato una quantità enorme di agenti, con il compito di monitorare soprattutto gli individui di nazionalità nordafricana. La polizia li definisce in gergo «Nafris», cioè appunto nordafricani, e ha inserito il termine in un tweet ufficiale «per risparmiare spazio» (così il portavoce della polizia di Colonia). Ebbene, immediatamente si è alzato un coro sdegnato che ha urlato al «racial profiling». Le forze dell’ordine si sono difese spiegando che il concetto di «Nafri» rimanda a «persone con un particolare fenotipo», aggiungendo che «com’è l’aspetto di un nordafricano, beh, si sa». Ma i custodi del politicamente corretto non lo sanno. O, meglio, fanno finta di non saperlo.

Adriano Scianca

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3 Commenti

  1. mancano i gessetti colorati e le candeline rosse non so se funziona lo stesso …………….buffoni da circo di periferia che non fanno ridere ……………

  2. Questa è la germania della signora merkel che controlla giornali e televisioni tenendoli al bavaglio…… Poi parlano di onda nera liberticida……ridicoli,sinistra vergognosa,se non fosse per la ‘rete’ non saremmo a conoscenza nemmanco degli ultimi stupri perpetrati dai signori gentilmente ospitati in territorio teutonico…..

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