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isis 1Torino 11 gen – Il mondo intero ha forse, finalmente, capito che lo Stato Islamico di Al Bagdadi debba essere spazzato via dalla faccia della terra. Come farlo? Bisogna prima di tutto capire come possa mantenersi in piedi questo Califfato nato, quasi, dal nulla.

Una parte dei miliziani di Al Bagdadi è costituita da veri e propri mercenari, professionisti della guerra, che rimangono fedeli al Califfo, fino a che continuano ad essere pagati. Il resto dell’esercito dell’Isis è costituito da disadattati di vario tipo, spesso di recente conversione, provenienti dall’Europa e dai paesi arabi. Infine, certamente, è presente un nucleo di fedelissimi, di autentici fanatici sostenitori del progetto di unificazione del mondo sunnita e di rifondazione del Califfato inaugurato dal profeta.

L’esercito di Al Bagdadi, naturalmente, necessita di armi, equipaggiamenti e mezzi adeguati a condurre una guerra su larga scala contro l’esercito siriano e l’esercito regolare iracheno. Come si compra l’Isis le armi e come paga la fedeltà dei suoi spietati mercenari?

Inizialmente Al Bagdadi ha beneficiato dell’aiuto economico dell’Arabia Saudita, del Qatar, del Kuwait e degli EAU. I capitali, beninteso, non provenivano direttamente dai governi degli stati citati, ma da fondi privati, controllati dagli emiri del Golfo. Si ipotizza, inoltre, che il Qatar abbia fornito anche mercenari e abbia, inizialmente, addestrato i primi guerriglieri.

Attualmente non è facile capire se i petroldollari del Golfo continuino ad affluire nelle tasche dell’Isis. I maggiori esperti ritengono che le monarchie del Golfo abbiano definitivamente abbandonato il Califfato al suo destino (l’Arabia Saudita partecipa direttamente ai bombardamenti contro il Califfato) e starebbero finanziando gruppi radicali rivali al fine di indebolire la supremazia dell’Isis nella galassia del terrore organizzato.

Si calcola che l’Isis incassi circa 1 milione di dollari al giorno dalla vendita del petrolio estratto nei pozzi controllati dal Califfato in Siria ed Iraq. In Iraq Al Bagdadi controlla numerose raffinerie dove vengono effettuati gli stoccaggi dell’oro nero, destinato ad essere venduto sul mercato nero del petrolio.

Il petrolio di Al Bagdadi molto probabilmente viene portato al di fuori dei confini del Califfato dalla Turchia. Non è chiaro se è Ankara direttamente ad acquistare il greggio o se i turchi si limitano solo a consentire l’uscita dell’oro nero affinché possa poi giungere agli acquirenti finali, i quali – secondo i maggiori esperti – non sarebbero privati ma stati sovrani.

Oltre al ricco mercato nero del petrolio, Al Badadi controlla anche un vasto traffico internazionale di armi. In Iraq e Siria infatti i miliziani dell’Isis hanno potuto mettere le mani sui depositi di armamenti siriani e iracheni, assicurandosi una riserva di armamenti di assoluto rilievo, tanto da poter mettere in vendita parte delle armi razziate.

Come si può sconfiggere il Califfato, senza organizzare una insensata mattanza in Iraq e Siria, che avrebbe quale unica conseguenza quella di rafforzare i gruppi integralisti? L’occidente, innanzi tutto, con la Francia in testa, dovrebbe ammettere i gravi errori commessi, quantomeno, negli ultimi 4 anni.

Il sostegno alle primavere arabe, l’idiozia della guerra alla Libia e la criminale scelta di appoggiare proprio gli integralisti islamici contro Assad, sono stati gravissimi errori strategici che hanno determinato un rafforzamento dei gruppi fondamentalisti.

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Oggi l’Europa deve cambiare rotta. In Siria bisogna immediatamente abbandonare ogni appoggio diretto o indiretto ai ribelli ed, anzi, si rende necessario iniziare a sostenere militarmente ed economicamente Damasco. L’esercito siriano ha le forze e le capacità necessarie per ricacciare l’Isis in Iraq.

In Iraq poi l’Isis lo si piega, facilmente, non tanto bombardando a tappeto le postazioni militari dei fondamentalisti, ma attaccando i pozzi petroliferi e le raffinerie, distruggendo alla radice, quindi, le fonti di “reddito” del Califfo. La stragrande maggioranze degli “irriducibili fanatici” dell’Isis, senza stipendio, si squaglieranno come neve al sole, tornandosene da dove sono venuti.

Per chiudere il cerchio, una coalizione di stati europei potrebbe collocarsi lungo il confine con la Turchia (che dovrebbe essere una nazione alleata dell’occidente), al fine di assicurarsi che il greggio del Califfo non possa più essere immesso sul mercato nero.

L’Isis è fragile, per sconfiggerlo è “sufficiente” distruggere un mercato nero da quasi 400 milioni di dollari l’anno; ecco, forse proprio questo è il problema: c’è veramente la volontà di eliminare il Califfato, il suo petrolio a basso costo e le sue armi da guerra con prezzi da discount?

Federico Depetris

 

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