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coopParma, 12 gen – Non si ferma la crisi della cooperazione progressista. Prima con gli scandali di mafia capitale in cui la socialità faceva rima con criminalità. E poi in Sicilia dove i compagni costruiscono un ponte durato da Natale a San Silvestro. Ma, adesso, anche nella Rossa Emilia qualcosa comincia ad andare storto.



È il caso della Cooperativa Di Vittorio. Nata nel 1971 e finalizzata alla costruzione di alloggi per i propri soci in un rapporto corretto tra qualità e prezzo. “Il salto di qualità, però – come riportato nella Home page del sito www.coopdivittorio.it – è avvenuto tra il 1987 e 1999 con la costruzione di migliaia di alloggi popolari. Oggi la Di Vittorio è la cooperativa più grande d’Italia con sei mila soci e tremilacinquecento assegnatari di alloggi. I suoi principi sono sempre gli stessi: democrazia, mutualità e solidarietà”.

La favola però è tristemente interrotta dai magistrati. Per il tribunale di Parma: “La cooperativa Di Vittorio, società che ha realizzato abitazioni (485 alloggi) di proprietà indivisa (a canone agevolato) in ben sette comuni del territorio (Fidenza, Parma, Salso, Fornovo, Noceto, Fontevivo e Fontanellato), è fallita”.

Dall’atto del tribunale si evince che: “La Cooperativa ha debiti per oltre 65milioni di euro, con alcuni dei creditori che hanno già avviato procedure esecutive per circa un milione e 700mila euro”. A muovere i magistrati la relazione del commissario giudiziale Paolo Capretti nella quale, a proposito della Polis spa (una controllata al 100% della Di Vittorio) si parlava dell’ipotesi di 19 milioni di falso in bilancio. Nella richiesta di revoca del concordato la Procura parlava di “operazioni infragruppo caratterizzate da una certa opacità meritevole del dovuto approfondimento”.

La sintesi fornita dal quotidiano Italia Oggi è assai esplicativa: “I manager della coop avevano costruito un braccio finanziario, la Polis Spa, col compito di effettuare operazioni di speculazione immobiliare, con buona pace dello statuto della Di Vittorio che prevedeva che la coop avesse come finalità quella di costruire case solo per i propri soci”. Alla faccia della mutualità. Qui si tratta di vera speculazione che ha lasciato migliaia di risparmiatori con un pugno di mosche in mano. Ora, infatti, il patrimonio dell’azienda è sotto zero. I libri contabili sono finiti in tribunale. Quindi, considerando la velocità della giustizia civile in Italia, forse a beneficiare dell’indennizzo saranno i pronipoti dei risparmiatori raggirati.

Nessuno, però, può sorprendersi. È una storia che già abbiamo sentito. Per esempio, la vicenda delle “Coop Operaie di Trieste Istria e Friuli”. Un’associazione mutualistica, risalente al secolo scorso ora sulla via del fallimento a causa di un debito di centotre milioni di euro può mettere sulla strada settecento lavoratori e ben centoquattordici mila risparmiatori.

Non può esserci dunque un surplus di guadagno dove lo scopo è prettamente mutualistico. Come ha sottolineato questo sito il 19 dicembre scorso: “Il prestito sociale – di cui si servono le coop –  è uno strumento a disposizione di tutti i soci per mettere al sicuro e avere al tempo stesso sempre disponibili i propri risparmi”. Mettere da parte qualcosa per la vecchiaia non può equivalere a fare degli investimenti in Borsa. Eppure così è stato. Almeno per l’assunzione del rischio.

Non si tratta di dietrologia o di polemica politica spicciola. Sono in tanti a vedere questa anomalia. Basterà citare un’analisi di R&S Mediobanca. Secondo gli studiosi di Piazzetta Cuccia: “La gestione finanziaria (saldo tra proventi e oneri finanziari) delle maggiori cooperative di consumo lo scorso anno ha prodotto un saldo positivo di 210 milioni contro i 47,1 milioni di margini generati dalla gestione industriale”. Cari proletari i tempi sono cambiati. Meno lavoro, più finanza.

Certo fare i broker con i soldi altrui è molto facile. Spesso, infatti, il risparmiatore è ignaro di quello che accade al suo gruzzolo. Poveri compagni presi in giro proprio da chi aveva in tasca la loro stessa tessera. Per molti è stata una coltellata alle spalle, dopo tanti discorsi in sezione contro i capitalisti. Con il senno di poi è facile parlare. Ma chi avrebbe messo in dubbio la bontà dei finanzieri rossi? Lo diceva pure la pubblicità: “La Coop sei tu. Chi può darti di più?”. Nessuno speriamo.

Salvatore Recupero

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