California, 2 gen – Clamoroso scivolone di Netflix che ha rimosso dalla sua piattaforma un episodio di “Patriot Act”, la serie satirica del comico Hasan Minhaj. Il motivo? Minhaj avrebbe osato criticare il principe ereditario Mohammed Bin Salman per i fatti riguardanti l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi. Secondo quanto riportano i media britannici, i funzionari del regno saudita avrebbero richiesto l’immediata rimozione della puntata incriminata.

Sangue di Enea Ritter

Khashoggi, giornalista che stigmatizzava l’operato della famiglia reale, è stato ucciso l’ottobre scorso in circostanze tuttora poco chiare nel consolato saudita a Istanbul. Inizialmente il governo di Riad negò la morte dell’uomo, poi affermò che era stato strangolato dopo un litigio. Proprio su queste ambiguità Minhaj aveva ironizzato nella seconda puntata del suo show: “I sauditi hanno faticato a spiegare la sua scomparsa: prima hanno dichiarato che Khashoggi ha lasciato il consolato vivo e vegeto, poi che hanno usato una controfigura per far sembrare che fosse vivo. Ad un certo punto dissero che era morto in una scazzottata. Hanno cambiato così tante versioni che l’unica che non hanno detto è che Khashoggi è morto in un incidente di arrampicata su roccia in solitaria”. L’Arabia Saudita da allora ha accusato 11 persone della morte del giornalista, ma nega che il principe ereditario abbia ordinato l’omicidio.

Netflix ha dichiarato di aver ritirato l’episodio dopo aver ricevuto una denuncia dalla commissione per le comunicazioni e l’informatica del regno: tale denuncia affermava che il servizio di streaming “aveva violato la legge contro la cybercriminalità saudita”. Un portavoce di Netflix ha dichiarato: “Sosteniamo fortemente la libertà artistica e abbiamo rimosso questo episodio solo in Arabia Saudita, dopo aver ricevuto una richiesta legale valida e per rispettare la legge locale”. Karen Attiah, l’editore di Khashoggi al Washington Post, ha definito la decisione di Netflix “abbastanza oltraggiosa“. Scontento il tutto il mondo del giornalismo: sono molte le testate e i colleghi del reporter scomparso in ottobre a pensarla come la Attiah. L’associazione Human Rights Watch ha diramato un comunicato dai toni duri in cui dichiara che “Netflix sostiene di supportare la libertà artistica ma questa affermazione non ha valore se si piega ai voleri di governi che non credono nella libertà dei loro cittadini”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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