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Roma, 5 apr – Può il futuro del mondo moderno essere legato agli avvenimenti in un bacino carbonifero nella periferia sud orientale d’Europa? Uno scenario che, se pur immaginario, non si discosta poi molto dalla realtà. Nella zona è in corso un conflitto cominciato nel 2014 con il golpe denominato “Euromaidan”, sostenuto dagli Stati Uniti per sostituire un governo filorusso con uno filoccidentale. La reazione della popolazione russofona nella parte est del paese porta alla riunificazione della Crimea con la Russia ed alla nascita di due repubbliche separatiste a Donetsk e Lugansk, due dei principali centri abitati del Donbass.



Nel Donbass una guerra a bassa intensità

Dopo mesi di combattimenti ed oltre 13mila morti, le ostilità si chiudono con la firma del cosiddetto “Protocollo di Minsk“. Tali accordi prevedono condizioni ritenute da Kiev come fortemente penalizzanti. Tra esse la concessione di uno status speciale con ampia autonomia alle repubbliche di Donetsk e Lugansk, l’amnistia generale e lo svolgimento di elezioni sotto il controllo delle autorità separatiste. L’allora presidente ucraino Petro Poroshenko sottoscrisse il protocollo­ per evitare di perdere ulteriore terreno visto il susseguirsi di sconfitte militari dell’esercito contro i separatisti filorussi.

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Da allora la guerra si è sostanzialmente fermata. Proseguendo tuttavia ad un livello di bassa intensità con un susseguirsi costante di vittime, sia militari che civili, a causa dello scambio di colpi di artiglieria pesante tra linee nemiche molto vicine tra loro. Il cosiddetto “Formato Normandia”, ovvero il format diplomatico di colloqui a quattro che coinvolge oltre a Russia e Ucraina anche Francia e Germania in qualità di mediatori, non sta facendo alcun passo in avanti nel processo di pacificazione. Questo per il rifiuto da parte di Kiev di attuare le clausole previste dagli accordi di Minsk. La Russia da parte sua non ha interesse nel forzare la mano con il riconoscimento o l’annessione delle due repubbliche separatiste. Mossa che causerebbe un aggravarsi delle tensioni con l’Occidente.

Il conflitto sembrava quindi destinato a restare congelato. Così come già successo in altre zone ex-sovietiche quali Ossezia del Sud, Abcasia e Transnistria. Ma la vittoria alle elezioni americane di Joe Biden, in prima fila da vicepresidente dell’amministrazione Obama nel promuovere il colpo di stato del 2014 e al centro di uno scandalo per la nomina del figlio Hunter nel Cda di una delle più importanti compagnie ucraine del gas (Burisma Group), unita ad una grave crisi interna in Ucraina, dovuta ad un costante peggioramento della condizione socio-economica nella nazione, ha portato all’intensificarsi negli ultimi mesi delle provocazioni da parte dell’esercito di Kiev. Un’escalation che ha come conseguenza l’ammassarsi di truppe lungo entrambi i lati del confine del Donbass.

Sia Russia che Ucraina hanno molto da perdere

Il clamore delle operazioni farebbe pensare più ad un reciproco sfoggio di muscoli che ad una reale volontà di andare alla guerra. Tanto più considerando che la capacità di sorprendere il nemico è uno dei principali fattori di successo in una campagna militare del genere. Si veda l’esempio dell’Azerbaijan in Artsakh. D’altronde entrambe le parti hanno molto da perdere nel caso di un riaccendersi del conflitto. La Russia rischierebbe di compromettere definitivamente le sue relazioni con l’Europa che, al di là dei toni retorici, proseguono su fronti importanti. Da un lato il completamento del gasdotto North Stream 2, dall’altro la commercializzazione del vaccino Sputnik V. Non a caso proprio pochi giorni fa si è tenuta un incontro in videoconferenza tra Putin, Merkel e Macron.

L’Ucraina è ben consapevole della sua netta inferiorità militare. Stavolta Mosca, dopo la concessione della cittadinanza ad oltre 420mila residenti in Donbass, non si farebbe problemi ad intervenire direttamente. Non limitandosi a difendere il territorio delle due repubbliche separatiste ma allargandone i confini almeno fino a comprendere l’intera area del Donbass. Un’ulteriore perdita di sovranità territoriale potrebbe far deflagrare una nazione dove le spinte secessioniste non arrivano solo da est ma anche da ovest, con la Galizia storicamente contesa dalla vicina Polonia. Gli Stati Uniti hanno assicurato il proprio sostegno ma non è detto che siano pronti a mandare i loro soldati a morire per Kiev.

Tutte le tensioni latenti nel mondo

Pericolo Terza Guerra Mondiale scampato quindi? Teoricamente sì, perché nessuno al momento ha l’interesse ad avviare un conflitto su larga scala. Con tutte le conseguenze del caso in termini di perdite economiche e di vite umane, soprattutto tra i civili. La storia ci insegna però che talvolta un semplice evento accidentale può portare ad una catena di conseguenze imprevedibili, come l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando che causò lo scoppio della Prima guerra mondiale.

Un conflitto in Donbass che coinvolga direttamente Russia e Stati Uniti andrebbe ad incendiare uno scenario mondiale colmo di fortissime tensioni regionali latenti. Con gli Stati Uniti impegnati in Europa Orientale, la Cina non si farebbe scappare l’occasione di regolare i conti con Taiwan, come già annunciato da tempo. Contemporaneamente è facile prevedere lo scoppio della polveriera mediorientale, con Israele privata dello ‘scudo’ americano e costretta a vedersela con un Iran sempre più solido. La Turchia di Erdogan approfitterebbe della situazione per cercare di espandere i propri confini. Vecchie rivalità mai sopite potrebbero immediatamente riaccendersi: India-Pakistan, Cina-India, Giappone-Cina, Corea del Sud-Corea del Nord, etc. Poi ci sono le nazioni europee, con Parigi e Berlino sempre più restie ad eseguire gli ordini americani ma ancora incapaci di dare un indirizzo geopolitico autonomo al vecchio continente. Ovviamente stiamo parlando solo di ipotesi fantasiose. Almeno per adesso.

Lorenzo Berti

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3 Commenti

  1. La Russia e le sue enormi risorse naturali fanno gola alle oligarchie occulte della finanza.Queste hanno sempre scvatenato guerre e vissuto della roba e del lavoro di altri e vorrebbero conquistare anche la Russia tramite le loro rivoluzioni colorate o con la forza.Il problemino è che la Russia ha già informato che se dovessero essere usate armi nucleari tattiche a bassa potenza loro fanno partire i missili intercontinentali all’ istante.Gli oligarchi della finanza cercheranno quindi un conflitto tradizionale comunque ben lontano dalle loro porte di casa.

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