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Sofia, 27 mar. – I conservatori di Gerb, il partito del premier uscente, hanno vinto le elezioni in Bulgaria con il 33% dei voti. Secondi i socialisti filorussi, con il 28% che erano dati per favoriti alla vigilia del voto. Boiko Borisov, l’ex premier che a novembre si era dimesso in seguito alla sconfitta del suo partito alle presidenziali, dovrà formare un nuovo governo e per farlo dovrà trovare dei partner. Con tutta probabilità saranno i nazionalisti di Patrioti Uniti, formazione che riunisce i tre principali movimenti nazionalisti ed euroscettici: la Vmro, il Fronte nazionale per la salvezza della Bulgaria e i filo-russi di Ataka. A loro il terzo posto con l’8,8%. Sconfitto, come era nell’aria, il partito della minoranza turca nonostante ai seggi si sia registrato un vero e proprio fenomeno di turismo elettorale, con persone di etnia turca e passaporto bulgaro arrivate nel Paese per sostenere il loro partito. Questo ha provocato alla vigilia del voto diffuse proteste, con il blocco della frontiera tra i due Paesi da parte degli attivisti di Patrioti Uniti.

La grande novità di queste elezioni è stato Vesselin Mareshki, populista 49enne già soprannominato il Trump bulgaro, che ha ottenuto il 4,2% dei voti. Il Volia, nome del suo partito che in bulgaro significa Volontà, ha promesso di rovesciare il quadro politico e aiutare i poveri in un Paese, il più povero d’Europa, dove il salario medio non supera i 500 euro al mese. Del resto le farmacie di proprietà di Mareshki offrono già medicinali meno cari rispetto alle altre, e a Sofia il tycoon qualche settimana fa ha aperto un distributore di carburante tra i più grandi al mondo con prezzi meno cari di circa 10 centesimi al litro.

La principale sfida che aspetta Borisov è tutta europea: “Come Paese abbiamo la rara opportunità di assumere la presidenza del consiglio dell’Unione Europea nel mese di gennaio” ha dichiarato Borisov. “Dobbiamo costruire un governo stabile nei mesi a venire, e un’opposizione stabile, così, con un senso di responsabilità. La situazione è molto complicata ma dobbiamo fare del nostro meglio per unire la nazione”. Già, perché a questo punto il nodo cruciale è quello delle alleanze. Sia i conservatori sia i socialisti sono su posizioni fondamentalmente europeiste, con la differenza che i socialisti si mostrano più morbidi con Mosca e auspicano l’abolizione delle sanzioni contro la Russia. Sono inoltre schierati contro l’accordo Ceta tra l’Ue il Canada. 

I nazionalisti di Patrioti Uniti, quindi, saranno il vero ago della bilancia, anche visto il dibattito sulla questione migranti. I bulgari hanno il terrore che la rotta balcanica venga riaperta, dopo che è andato in crisi il rapporto tra Ue e Turchia che avevano siglato un anno fa gli accordi che hanno portato a chiudere tale rotta. Solo i nazionalisti hanno saputo intercettare davvero questo scontento. Sembra improbabile quanto ipotizzato da qualche analista a caldo, cioè che Borisov chieda un’alleanza con i socialisti, nonostante appena saputo della sua vittoria Borisov abbia dichiarato che formerà “un nuovo governo che sia al passo delle nuove realtà nell’Ue e nel mondo”. Inoltre la scadenza più prossima è quella della nomina di un nuovo commissario europeo, dato che a maggio la Bulgaria dovrà nominare un commissario europeo che sostituisca Kristalina Georgieva che ha lasciato Bruxelles per diventare Ceo della banca mondiale.

 

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