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Vercelli, 27 mar – Aveva rifiutato di giurare per ottenere la cittadinanza e da oltre un anno non portava più i propri figli a scuola. Proprio da una segnalazione dell’istituto sono iniziate le indagini che hanno portato, ieri, all’espulsione per motivi di sicurezza di un marocchino radicalizzatosi al punto da considerare il nostro “un paese di miscredenti”.

Poco più che quarantenne, residente in Piemonte da tempo, era molto attivo nella locale comunità islamica per la quale aveva perfino svolto il ruolo di imam. Sposato con una donna italiana convertitasi all’islam, insieme avevano avuto 3 figli, ai quali però da tempo non permetteva di frequentare la scuola perchè non riteneva più idonea l’Italia come luogo dove crescerli. Intanto, però, senza evidentemente farsi troppi problemi godeva del privilegio – negato a molti cittadini italiani da generazioni, per inciso – di alloggiare in una casa popolare a Santhià, dove risiedeva insieme alla famiglia.

Non è la prima volta che l’equazione terroristi-casa popolare balza agli onori delle cronache. Nei soli ultimi mesi sono stati ben due i casi. Prima a Milano, dove quell’Ahmed Taskour partito per l’Iraq insieme a moglie e figli per aggregarsi all’Isis era ospite di un appartamento Aler in zona Bresso. Poi Roma, con Saber Hmidi arrestato per proselitismo in carcere ma allo stesso tempo usufruttuario di un alloggio fra quelli gestiti dalla cooperativa Eriches 29 di Salvatore Buzzi. E con il maghrebino di Santhià facciamo tre. Casi destinati peraltro a non rimanere isolati, viste le graduatorie per l’assegnazione di una casa popolare che da Bolzano a Siracusa sembrano quasi essere fatte apposta per escludere gli italiani e premiare invece gli stranieri. Terroristi compresi.

Nicola Mattei

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