Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 23 apr – E’ il giorno del Consiglio europeo. Oggi i capi di Stato e di governo dei Paesi dell’Unione europea si riuniranno in videoconferenza a partire dalle 15 per trovare un’intesa su una risposta Ue alla pandemia di Covid-19. In sostanza, una formula di aiuti economici per fronteggiare l’emergenza. Si tratta quindi del più importante vertice Ue da quando esiste l’euro, almeno sul fronte economico. Ma è molto difficile che l’esito di questo cruciale passaggio Ue sarà di quelli eclatanti, che passeranno alla storia. Anzi.

Che cosa c’è sul tavolo: dal pacchetto dell’Eurogruppo al Fondo per la ripresa

Sul tavolo dei negoziati ci saranno i tre strumenti individuati all’ultimo Eurogruppo – il Mes “light”, la Banca europea per gli investimenti e il programma Sure per la cassa integrazione, per un totale di 540 miliardi di euro – ma anche le proposte di soluzioni innovative, senza precedenti – come quella della Spagna – data la gravità della crisi economica scatenata dall’epidemia. Alcuni Paesi, tra cui l’Italia, all’ultimo Eurogruppo hanno proposto gli eurobond, fortemente osteggiati dai “falchi” del Nord, come Olanda e Germania, che non intendono condividere i debiti con nessuno. Ha quindi preso piede il cosiddetto Recovery fund, un Fondo per la ripresa che stanzi una cifra molto più ampia dei numeri in ballo con i tre strumenti “tradizionali” a disposizione. Avanzata dal governo tedesco e dalla Commissione europea, la proposta prevede di creare un Fondo per la ripresa finanziato da maggiori contributi di ciascun Paese membro al bilancio della Ue, che possa emettere titoli e raccogliere soldi sui mercati per poi prestarli ai Paesi più in difficoltà. Su questa soluzione però l’accordo appare ancora lontano.

La proposta della Spagna: il “debito perenne”

Un’altra proposta, avanzata lunedì dalla Spagna, prevede invece un compromesso fra quella tedesca (e della Commissione Ue) e quella dei Paesi come l’Italia che chiedono la creazione di eurobond, ossia titoli di stato comunitari garantiti da tutti e 27 i membri.
La soluzione proposta da Madrid è quella di stanziare una cifra considerevole (fino a 1.500 miliardi di euro) con un “debito perenne” che verrebbe contratto dalla Ue per emettere dei titoli comunitari. Obiettivo: erogare i soldi del Fondo senza chiedere ai Paesi di restituirli. Gli interessi sui nuovi titoli comunitari verrebbero pagati attraverso tasse “europee”, per esempio sulla produzione di anidride carbonica. In totale il contributo al bilancio europeo dei singoli Paesi aumenterebbe fino al 2 per cento del Pil nazionale.

L’Italia chiede un debito comune fondato su un articolo del Trattato Ue

L’Italia, dal canto suo, rilancia con una versione 2.0 degli eurobond (già bocciati): il debito comune sarebbe fondato sull’articolo 122.2 del Trattato europeo, “European Pandemic Support Scheme (Epps), ovvero strumento temporaneo attraverso cui la Commissione, con una garanzia implicita del bilancio Ue, prende a prestito nei mercati finanziari per finanziare prestiti back-to-back (con ammontare equivalente e con la medesima struttura temporale, ndr) agli Stati membri”.

Non c’è consenso sulla “mutualizzazione del debito”

Secondo gli analisti e sulla base delle dichiarazioni ufficiali, il Consiglio europeo di oggi non andrà oltre la ratifica del pacchetto di aiuti proposto dall’Eurogruppo – tra cui, lo ricordiamo, il famigerato Mes “light” che poi “light” non è – perché le posizioni sul Fondo comune restano ancora inconciliabili. “I Paesi del Sud hanno l’impressione che alcuni Stati oggi più forti dal punto di vista economico, useranno questa crisi per esserlo ancora di più. E quelli del Nord pensano che i loro vicini del Sud trarranno vantaggio dalla pandemia per lasciare loro il peso del debito del passato. La mutualizzazione del debito rimane controversa e non c’è consenso al momento“, ha fatto sapere ieri sera alle agenzie un alto funzionario Ue. E’ molto difficile quindi che al vertice di oggi si discuterà dei dettagli di un Fondo per la ripresa ma piuttosto si stabilirà di individuare quali saranno i suoi obiettivi, come finanziarlo, con quali condizionalità, quale sarà il tetto massimo delle risorse. “Abbiamo visto molte cifre e ordini di grandezza non comparabili, la discussione non è ancora sulle cifre, ma a cosa serviranno i soldi, a quali settori saranno destinati e a chi – sottolinea il funzionario Ue – solo dopo questa discussione si deciderà il montante (capitale iniziale più interessi maturati, ndr). Bisogna capire a cosa serve prima di dire quanto costa”.

Ogni decisione extra pacchetto dell’Eurogruppo sarà rimandata al 29 aprile

E’ molto probabile quindi che i 27 rimanderanno ogni decisione sul Fondo al 29 aprile, quando la Commissione Ue metterà sul tavolo la sua proposta che costituirà la base del nuovo negoziato. Infatti l’esecutivo presieduto da Ursula von der Leyen dovrà presentare un piano per collegare il Fondo per la ripresa al bilancio Ue 2021-27. In tal senso, al termine del Consiglio europeo di oggi è probabile che non ci sarà neanche una dichiarazione comune sul Fondo, per non complicare ulteriormente le cose fino a quando non arriverà la proposta della von der Leyen. A conferma del fatto che come al solito la Ue neanche stavolta – con una crisi senza precedenti – deciderà nulla in tempi rapidi, le parole del presidente del Consiglio europeo. Nella sua lettera ai capi di Stato e di governo alla vigilia del vertice, Charles Michel, ha chiesto ai leader “di accettare di lavorare su un Fondo per la ripresa il più rapidamente possibile“. Questo significa che prima di giugno i Paesi Ue non decideranno nulla di concreto. Ma nel frattempo la crisi economica sarà ancora più grave.

A Conte non resta che il Mes

Il dato politico è che molto probabilmente oggi il premier Giuseppe Conte sottoscriverà il pacchetto Mes-Bei-Sure e nient’altro, a patto – qua sta il trucco – che si lavorerà a un’intesa sul Fondo per la ripresa. Questo spiega perché nei giorni scorsi Conte è passato da un no al Mes senza se e senza ma (come chiedono i 5 Stelle) a un “vediamo se è vero che non ci sono condizionalità” (che invece ci sono). L’obiettivo è portare a casa niente di più di quello che è stato già individuato all’Eurogruppo dal ministro dell’Economia Gualtieri, assicurando che però l’Italia si è imposta per avere strumenti più efficaci e più soldi per la ripresa. Il rischio è che da qui a giugno il governo giallofucsia faccia votare in Parlamento la richiesta di accesso al Mes, al Fondo salva Stati che a dispetto del nome gli Stati li rovina. Conte magari spera di trovare i numeri grazie all’offerta di Berlusconi e di eventuali altri “responsabili” (forse anche tra i 5 Stelle) per prendersi intanto i 37 miliardi per le spese sanitarie. Ma così facendo condannerebbe l’Italia ad avere la Troika in casa che ci dice come dobbiamo restituire i soldi. Con il rischio di affossare definitivamente l’economia nazionale.

Adolfo Spezzaferro

La tua mail per essere sempre aggiornato

6 Commenti

Commenta