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Roma, 23 apr – Alla crisi sanitaria del coronavirus si aggiungono, inevitabilmente, i gravissimi danni di natura economica causati dalla chiusura delle attività produttive e commerciali che si sta protraendo ben oltre il limite di assorbimento della crisi. Ormai è chiaro che per molti esercizi si tratterà di un empasse tutt’altro che reversibile: in troppi dovranno fronteggiare la realtà del fatturato zero dovuto ai due mesi di lockdown totale e per essi la riapertura – a fronte anche delle nuove misure anticontagio per negozi che ne contingenteranno fortemente l’accesso da parte del pubblico – non è assicurata.

Una tragedia economica

Ieri RomaToday riportava una stima di Cna Roma seconda la quale la percentuale di imprese destinate a non riaprire si aggira intorno alla drammatica cifra del 40%. Le categorie maggiormente piagate saranno il commercio e le gelaterie, seguiti a breve distanza da ristorazione, acconciatura, estetica e toelettatura di animali «con una stima di chiusura che si attesta intorno al 30%». Spiega la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa: «Facile immaginare cosa significhi questo: rischio elevato di perdite significative di professionalità ed eccellenze, di posti di lavoro con il risultato di avere sempre più imprenditori e famiglie costretti ad indebitarsi per sopravvivere».

La morte del settore alberghiero?

Decisamente disastrose le previsioni sul calo del fatturato al 30 aprile. Il grido d’allarme viene lanciato in primis dal comparto alberghiero che prevede una diminuzione dell’85%. Il che pone una pietra tombale sull’eccellenza del settore dell’accoglienza turistica capitolina, quindi, seguito dall’artigianato artistico, dal trasporto passeggeri su strada e dai servizi legati alla bellezza – cioè parrucchieri e centri estetici.
«Abbiamo realizzato questo studio proprio per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle difficoltà reali che stanno affrontando quotidianamente i nostri imprenditori sul territorio di Roma e Provincia. Bisogna mettere in atto un piano di sostegno ben congegnato e attento e bisogna farlo ora, prima che si ricomincino ad aprire le attività, perché la semplice riapertura – ha spiegato Michelangelo Melchionno, Presidente della CNA di Roma – non sarà sufficiente a far ripartire l’economia». Regione e provincia risponderanno all’appello?

Tutti in piazza dopo la riapertura

Ne sono già convinti i piccoli imprenditori che per lunedì 4 maggio, giorno della ripartenza, hanno deciso di scendere in piazza: per molti di loro, in particolar modo nel settore alberghiero e della ristorazione, rialzare le serrande «significa andare incontro al fallimento». Per molti sarà infatti impossibile, trascorsi due mesi in assenza di guadagni, tenere aperto adattandosi alle nuove regole di distanziamento, che prevedono un afflusso sensibilmente diminuito della clientela. «Hanno bisogno di iniezioni di fiducia e di liquidità, di avere la concreta percezione di vivere in un sistema che – conclude il presidente Melchionno – riconosca la loro importanza in termini economici e di valore sociale, non di essere semplicemente dei contribuenti da spremere con le tasse».

Cristina Gauri

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